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Pesca, 40% di quella europea è insostenibile

La Commissione stabilisce livelli totali ammissibili di cattura. Tra le specie a rischio, il merluzzo bianco d’Irlanda. Le acciughe tra i più pescati

La crisi ittica non intacca il mercato, ma l'ecosistema. Se fino a qualche tempo fa il pesce era una prerogativa dei Paesi costieri e solamente un vezzo per gli abitanti dell'entroterra che potevano permettersi di mangiarlo solo di rado, ora non è più così.

Tutti, o quasi, gli stati del Pianeta hanno di fatto nella propria dieta un'ingente quantità di prodotti provenienti dal mare e dagli oceani (una media di circa 17 chilogrammi pro capite l'anno) e spesso la cattura da parte dei pescherecci non segue i criteri dettati di legalità, rispetto e controllo per le varie specie. Ben il 60% del totale dello stock di pesce catturato in Europa, per esempio, non è pescato secondo i canoni della sostenibilità.

L'incredibile dato è stato annunciato di recente dal commissario europeo per gli Affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki nella relazione per la proposta relativa alle possibilità di pesca per il 2011. Il documento, consegnato lo scorso 11 novembre, stabilisce i livelli dei Tac (Totali ammissibili di catture) e dello sforzo di pesca per l'Atlantico, il Mare del Nord e le acque internazionali regolamentate da un'organizzazione regionale di gestione della pesca.

Il 2011 è un anno di riferimento per il più ambizioso obiettivo 2015 in cui s'intende raggiungere il rendimento massimo sostenibile. Nel redigere il documento, la Commissione si è avvalsa del parere del Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (Cstep) che ha sottolineato ancora una volta il pessimo stato di molte risorse ittiche nelle acque europee. Alla luce dei piani pluriennali che la Comunità sta sviluppando, sommati all'apporto sul pescato di alcuni accordi firmati con la Norvegia, per il futuro prossimo, quasi l'80% delle catture dovrebbe essere controllato.

Restano però dubbi su diverse specie di largo consumo. E' il caso, per esempio, degli stock di merluzzo bianco nel Kattegat, nel Mare d'Irlanda e nelle acque ad ovest della Scozia, per il quale è in vigore un piano di gestione dal 2004 e non sembra esserci alcun segno di ripresa soprattutto dal 2008, quando fu catturato un volume di pesci maggiore di quello registrato in qualsiasi altro anno dal 1999 in poi.

La Commissione sta dunque proponendo riduzioni del 50% su questi Tac e ha richiesto agli Stati membri di collaborare per rivedere in maniera approfondita la gestione del merluzzo bianco: una revisione volta a comprendere i motivi per cui le misure concordate ai sensi del piano di gestione pluriennale non hanno portato ai miglioramenti previsti.

A parte per il merluzzo, il 2008 è stato in ogni caso l'anno dei record. Infatti, secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura) le esportazioni mondiali totali di pesce hanno raggiunto un volume d'affari di 102 miliardi di dollari, l'83% in più rispetto al 2000. Creando occupazione stabile per 45 milioni di persone (più 6,5 milioni occasionali) in tutto il mondo. La bilancia commerciale mondiale è più o meno rimasta sempre invariata negli ultimi anni.

Ad eccezione del 2002, al primo posto tra i maggiori esportatori mondiali c'è sempre stata la Cina, seguita da Norvegia, Tailandia, Vietnam e Usa. Per le importazioni invece, il maggiore acquirente dal 1970 a oggi è sempre stato il Giappone, ma nel 2008 l'Italia si è piazzata al quarto posto, con una spesa di 5,6 miliardi di dollari.

Il paper della Fao, classifica anche le specie più pescate. Le reti dei pescatori hanno tirato su 7,4 milioni di tonnellate di acciughe peruviane nel 2008; seguono immediatamente l'Alaska Pollok, un tipo di merluzzo del Mare di Bering, le aringhe dell'Atlantico, il tonnetto striato e lo sgombro.

Per il 2011, la Commissione europea prevede aumenti dei contingenti per sei stock, riduzioni dei contingenti per 64 e contingenti invariati per 23. Tali cambiamenti porterebbero a una riduzione totale dei contingenti di 89.400 tonnellate (il 10%).

Raffaele Maiorano

13 Gennaio 2011

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