Un'attenta e progressiva eliminazione dei sussidi pubblici alle fonti fossili di energia, come petrolio e carbone, rappresenterebbe una modo poco costoso di facilitare il raggiungimento degli obiettivi annunciati nella conferenza sul clima di Copenaghen.
Ne è convinta l'Ocse che, in un'analisi basata sui dati dell'Agenzia internazionale per l'energia, sostiene che tagliare i sussidi alle fonti fossili ridurrebbe le emissioni di gas della del 10% nel 2050 rispetto una politica senza variazioni rispetto a oggi.
Si tratterebbe di una scelta sensata anche nel quadro del piano di austerità che molti governi stanno attuando dopo la crisi finanziaria, secondo l'Organizzazione per la coooperazione e lo sviluppo.
Ecco perchè il G20 nel vertice di Pittsburgh a settembre scorso ha concordato di "razionalizzare ed eliminare gradualmente i sussidi alle fonti fossili che incoraggiano gli sprechi" e ha chiesto all'Ocse, all'Aie, all'Opec e alla Banca Mondiale, di preparare un rapporto congiunto per il prossimo vertice G20 di Toronto a giugno.
"Molti governi finanziano la produzione e il consumo di combustibili fossili, incoraggiando le emissioni di gas serra, e allo stesso tempo spendono per promuovere le energie pulite" dice Angel Gurria, segretario generale del'Ocse. "E' uno spreco di risorse di bilancio scarse".
L'Aie stima che i sussidi ai consumi di fonti fossili nei paesi emergenti e in via di sviluppo ammontino a 557 miliardi di dollari per il 2008. Secondo alcune stime i sussidi ai produttori di combustibili fossili sono dell'ordine di 100 miliardi l'anno.
Tuttavia le stime per i paesi sviluppati sono più difficili da ottenere, perchè spesso gli aiuti vengono forniti per via indiretta, anche se non meno importante. L'Ocse sta lavorando per colmare queste lacune sui dati e anche per sviluppare un metodo contabile concordato per stimare vari elementi di sostegno.
Sgravi fiscali per chi produce gas e petrolio, garanzie pubbliche sui crediti ed esenzioni fiscali per l'uso dei carburanti in alcuni settori produttivi e per alcuni gruppi di consumatori sono alcuni dei modi con cui i governi incentivano le fonti fossili.
Esenzioni fiscali per l'utilizzo dei diesel in settori quali miniere, agricoltura e pesca sono molto diffusi. Nei soli paesi Ocse il valore di questi privilegi fiscali ammonta a circa otto miliardi di dollari l'anno per gli agricoltori e altri 1,1 miliardi per i pescatori.
Molti incentivi all'uso di fonti fossili secondo l'Ocse sono inefficienti nell'ottenere i loro scopi di sostenere le classi più disagiate in paesi senza un sistema di protezione sociale adeguato.
Infatti si rivolgono alle famiglie più abbienti in paesi dove, per esempio, chi è povero non può permettersi un'auto. Una migliore destinazione delle risorse, che crei una reali beneficio per chi ne ha più bisogno più aiutare sia i più poveri sia l'ambiente a costi più bassi e per il bilancio.
09 Giugno 2010