Gli interferenti endocrini sono sostanze presenti nell’ambiente, negli alimenti e negli oggetti della vita quotidiana, che possono alterare l’equilibrio dei sistemi ormonali sia nelle specie animali che nell’uomo, mettendo a rischio funzioni cruciali della vita, come lo sviluppo e la fertilità.
Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, raccogliendo le sollecitazioni della comunità scientifica e della società civile, ha lanciato a partire dal 2008 il progetto “Previeni”i cui risultati sono stati presentati a Roma.
Diversi interferenti endocrini sono da tempo attentamente sorvegliati, come le diossine, tuttavia altri interferenti endocrini sono ancora presenti in prodotti di uso quotidiano e possono contaminare l’ambiente e le catene alimentari.
Esempi sono i perfluorati (PFOS e PFOA) nonché gli ftalati (DEHP) ed il bisfenolo A nelle plastiche. E’ a queste sostanze che si è rivolta la ricerca multidisciplinare che ha integrato ricercatori nel campo ambientale, tossicologico e clinico.
La ricerca ha permesso di determinare come gli adulti delle aree metropolitane siano comunque più esposti: in particolare nel grande centro urbano, le persone affette da infertilità e/o da specifiche patologie riproduttive (endometriosi) presentano livelli più alti di inquinanti (bisfenolo A, DEHP, PFOS).
Le analisi sul sangue di cordone ombelicale di coppie madre-neonato dopo una gravidanza sana e priva di problemi indicano un trasferimento di taluni interferenti endocrini (ad es., DEHP) dalla madre al feto. Queste sostanze potrebbero indurre alterazioni (ad esempio, infertilità nella vita adulta) non visibili al momento della nascita.
25 Ottobre 2011
Allarme Wwf in occasione della Giornata europea dei Parchi. Quelle marine italiane ricevono a oggi dallo Stato poco più di cinque milioni di euro