Esteri

Berlino: anni di bollino verde “alla tedesca”

La Germania si occupa della gestione dei rifiuti dal 1972. Da allora il numero di discariche è sceso costantemente. La capitale esempio di efficienza

Nessuna città come Berlino - per popolazione, estensione dell'area urbana e conseguente volume di rifiuti prodotto - avrebbe potuto presentare notevoli difficoltà all'applicazione delle direttive europee sui rifiuti. Invece no, tutt'altro.

Pur infatti coi suoi quasi tre milioni e mezzo di abitanti e 892 chilometri quadrati di superficie, la capitale tedesca è un modello di fedele attuazione delle disposizioni non solo Ue, ma anche del proprio governo federale e regionale.

In tutto il territorio cittadino, a farla da padrone nel settore della gestione dei rifiuti è la raccolta domiciliare, e cioè legata a contenitori affidati alle utenze e ricoverati su aree di loro pertinenza.

Ai "cassonetti" che ancora rimangono su strada è deputata solo la raccolta del vetro, ammassato in campane distinte per colore (verde, marrone e chiaro), e degli abiti usati.

L'organico, l'indifferenziato, la carta e gli imballaggi in plastica, ricadono quindi nel primo dei due insiemi, vale a dire il più grande, e proprio quello nel quale il sistema di cui si è dotata Berlino raggiunge i risultati migliori.

Sì, perché gli utenti pagano in base alle volumetrie dei contenitori di cui loro stessi decidono di dotarsi e alle tempistiche di svuotamento che ne discendono; cosicché il costo globale viene definito sulla base di una tariffa per l'indifferenziato e una di entità molto inferiore per la frazione organica.

Il che ha l'effetto di responsabilizzare direttamente i cittadini sulla propria produzione di rifiuti ed è probabilmente tra le cause della drastica diminuzione dell'indifferenziato pro capite: dai 398 kg annui del 1998 ai 298 del 2004. Per quanto riguarda la differenziata invece, non c'è nessun costo.

In città inoltre, fin dal 2001 e a partire dal giugno del 2005, è stato deciso il divieto all'interramento in discarica di tutti i rifiuti non trattati.

I residui della raccolta differenziata devono, dunque, venire trattati termicamente o con processi meccanico-biologici prima di essere avviati ad interramento.

Del resto, il graduale processo di riduzione dei luoghi adibiti a discarica è storia antica in Germania. Solo per fare un esempio, volendo limitarsi a considerare esclusivamente Berlino, si pensi che, già dal 2000, l'amministrazione spediva il 40% dei suoi rifiuti municipali ad interramento e ne inceneriva il 25%, riciclandone ben il 35%.

Ma le origini dell'interesse del governo federale per la questione possono addirittura essere fatte risalire al principio degli anni 70.

Da allora quarant'anni non sono passati invano: a oggi, sono solo 160 in tutto le discariche operative, a fronte di un notevole aumento degli impianti di trattamento dei rifiuti, inceneritori o altri sistemi di trattamento meccanico-biologici, nonché di installazioni specificamente dedicate allo smaltimento dei rifiuti industriali.

Tutto ciò amplificato nei suoi effetti positivi perché messo in connessione con la filiera del riciclo, grazie alla quale parte dei materiali viene reinserita nel ciclo economico. Un paese come la Germania produce all'incirca 30 milioni di tonnellate di rifiuti l'anno.

Al 2005, più del 60% di quelli di provenienza urbana risultava riciclato, mentre per la parte derivante dagli scarti di lavorazione industriale si saliva addirittura al 65%.

Questo perché anche i produttori sono stati coinvolti nel sistema, specie in seguito all'iniziativa dei "punti verdi", introdotti fin dal 1991, a esecuzione di un'ordinanza riguardante gli imballaggi e contenuta nella legge sui rifiuti.

Oltre ad aver fornito la base per una successiva direttiva nell'Ue, quest'esperienza si è rivelata infatti efficacissima nel favorire l'abbattimento delle quantità di rifiuti prodotti.

A differenza di quanto il nome potrebbe suggerire, essi non sono un luogo fisico, ma un meccanismo di tassazione intelligente, per cui, maggiore è l'entità dell'imballaggio, maggiore sarà anche l'importo dell'imposta che industriali e commercianti dovranno pagare per conseguire la certificazione marcata col "punto verde".

Ciò che ha condotto a meno carta in circolazione, impiego di vetro più sottile e un uso più ridotto di metallo nel settore degli imballaggi, con la diretta conseguenza di una contrazione sul totale di residui solidi pari a un milione di tonnellate per anno.

Ora, è facile comprendere come a un monte inferiore di rifiuti prodotti corrisponda una percentuale più alta di materiale riciclato, a parità di livello di riciclo; e proprio qui sta il cuore di questo sistema.

Un contributo importante alla causa della lotta ai gas serra, tanto più se si considera quanto la modernizzazione della gestione dei rifiuti abbia pesato negli ultimi 15 anni in questo ambito, comportando un taglio netto di ben 31 milioni di tonnellate l'anno alle emissioni di gas inquinanti da attività di smaltimento.

Francesco Bravi

25 Ottobre 2010

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