Focus

Randagi, con l'estate tornano mesi critici

Arrivano le vacanze, da sempre il periodo più propizio per l’abbandono dei cani. Multe e pene severe non fermano questa pratica incivile e criminale

"Aiutatemi! Sono Tobia, Angelo, Orietta, Ottavia, Gino, Ottone, Bianca...", e si potrebbe proseguire la lista delle richieste di soccorso fatte dai cani, abbandonati, maltrattati o malati.

Su internet ci sono decine di siti che si occupano di animali e che si appellano alla generosità delle persone per salvare i fedeli mammiferi domestici, sempre più colpiti dai comportamenti sconsiderati dell'uomo colpevole il più delle volte di superficialità o purtroppo di veri e propri atti di crudeltà, violenza e sfruttamento.

Ma le vittime sono sempre loro, i cani. Animali che si affidano completamente alle cure dell'uomo fin dalle ere più antiche. Addomesticati già dai tempi delle palafitte 15.000 anni fa, sono rappresentati su preistorici graffiti africani o nei monumenti funerari degli antichi egizi, sempre accanto all'uomo, fedelmente e incondizionatamente.

Gli antichi romani facevano combattere i molossi negli anfiteatri o in battaglia e purtroppo certe barbare usanze sono rimaste immutate nel tempo; se è vero che non esistono più arene pubbliche, i combattimenti tra cani ci sono ancora e muovono un giro d'affari milionario.

Per parlare di abusi e maltrattamenti non bisogna però guardare solo a business malavitosi, perché le violenze, gli abbandoni e il conseguente randagismo sono spesso il risultato di scellerati comportamenti messi in atto da persone "normali", dal vicino di casa, dal professionista impeccabile o dal gruppo di ragazzini fieri del loro vile bullismo, triste espressione di una cultura molto povera.

Chi fa del male a un animale si qualifica per quello che è. Ignoranza forse, ingiustificabile però e condannata severamente anche dalla legge: "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività, è punito con l'arresto fino a un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".

Senza contare il fatto che, nel caso in cui il cane abbandonato dovesse creare un incidente stradale - disorientati e spauriti non sono abituati ad attraversare le strade da soli - il proprietario incorrerebbe nella giustizia penale; nei soli mesi estivi si segnalano ogni anno centinaia di incidenti stradali che qualche volta costano la vita a qualcuno e il più delle volte all'animale.

Le norme però non sembrano essere un buon deterrente e ogni anno migliaia di cani sono lasciati soli ai margini delle strade, pratica diffusa tutto l'anno con punte nel periodo di giugno, luglio, agosto perché il cane è un "peso" di cui disfarsi per affrontare con serenità le meritate vacanze.

Ci sono comunque anche delle buone notizie. Le segnalazioni all'Aidaa (Associazione italiana per la difesa di animali e ambiente) di cani abbandonati su strade e autostrade dal luglio 2009 sono in sensibile diminuzione, anche se sono aumentate quelle vicino ai canili, nei centri cittadini e nei luoghi di villeggiatura.

I dati ufficiali divulgati dal ministero della Salute parlano di 600.000 cani randagi di cui solo un terzo presenti nei canili (nel 2007 ci sono stati in tutta Italia 92.882 ingressi). Il sud ha raggiunto livelli drammatici ed è spesso fuori controllo, anche perché i dati non ufficiali parlano di almeno un milione di cani vaganti sul nostro territorio: 20% al nord, 30% al centro, 50% al sud.

Il fenomeno ha due fattori determinanti: ogni anno continuano a esserci più di 100.000 nuovi abbandoni e il randagismo si autoalimenta, visto che un cane randagio è anche molto prolifico.

Partorire nuovi cuccioli significa mettere al mondo animali inevitabilmente inselvatichiti e quindi potenzialmente più pericolosi per l'uomo; non solo perchè più aggressivi per la tendenza a raggrupparsi in branco, ma anche serbatoio e veicolo di malattie infettive in quanto non sottoposti ad alcun controllo sanitario.

Dal 1991 il Ministero ha istituito un fondo per la tutela del benessere e per la lotta all'abbandono degli animali, destinando solo nel 2008 3.086.085,11 euro ripartiti tra tutte le Regioni; non meno del 60% è utilizzato per la campagna di sterilizzazione, un intervento chirurgico di routine il cui obbligo rientra nella strategia di lotta al randagismo, limitando e controllando le nascite. Meno cani in circolazione significa più possibilità di potersene occupare in maniera dignitosa.

Un altro deterrente è l'obbligo della registrazione. Dal primo gennaio 2005, in sostituzione del tatuaggio, ogni proprietario deve far impiantare, entro il secondo mese di vita, un microchip sul proprio cane, contenente il suo codice identificativo.

Un veterinario abilitato, dopo l'applicazione, provvederà contestualmente alla registrazione all'anagrafe canina. Se tutti lo facessero, per ogni cane abbandonato sarebbe rintracciabile il padrone.

Anche in questo caso gli identificativi caricati per ogni Regione sono molto significativi: 839.653 in Lombardia, 828.367 in Emilia Romagna, 51.448 nella sola Provincia autonoma di Trento, ma soli 125.733 in Puglia e 6.114 in Calabria.

Avere un cane vuol dire assumersi una grossa responsabilità, un impegno a lungo termine da onorare ogni giorno con costanza e pazienza. Ore spese a educare, aiutare e accudire un altro membro della famiglia che pur crescendo non sarà però mai indipendente, ma avrà sempre bisogno dell'aiuto di qualcuno.

Chi li abbandona perde una occasione, perché solo chi ha la fortuna di avere accanto questo fedele amico può rendersi conto di quanto amore sia capace di dare, senza pause e senza condizioni.

Marco Focaccetti

05 Luglio 2010

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