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Eco-mafia: ogni ora tre reati commessi

Sono quasi 24 mila i reati segnalati da Legambiente. Un cumulo di rifiuti alto 2.600 metri. Più di 20 mila le denunce per le violazioni ambientali

Un patrimonio ambientale e naturale messo sotto scacco dalla criminalità a un ritmo impressionante: tre reati ogni ora. Quasi 24.000 - 23.668, per la precisione - le violazioni accertate alle normative ambientali dalle forze dell'ordine. Oltre 20.000 (20.124) le persone denunciate. Un mucchio di rifiuti alto 2.600 metri, appena meno del Gran Sasso, che sparisce ogni anno. E' questa l' "Ecomafia", ovvero "una storia che "puzza", scritta dalla "Rifiuti spa", che aumenta il suo volume di "intrallazzi" del 38% in un anno, così come si legge nell'ultimo report di Legambiente dedicato all'argomento.

Come dire una montagna di soldi a fronte di una montagna di spazzatura che sparisce nel nulla. La quantità di rifiuti speciali prodotta in Italia nel 2004 è stata di circa 108,4 milioni di tonnellate, di cui 5,3 pericolosi, mentre quelli complessivamente gestiti sono stati solo 82,4. La differenza, 26 milioni di tonnellate, circa un quarto del totale, è la quantità dei rifiuti scomparsi. Un bel business per l'Ecomafia. C'e' la Campania sommersa dai rifiuti, dove si moltiplicano i reati contro l'ambiente - le violazioni delle leggi ambientali sono da record negativo e rappresentano ormai il 13,5% del totale nazionale - ma una regione che non è la sola dove prosperano le ecomafie. Nel nostro Paese la criminalità organizzata ha messo in piedi un giro d'affari di 23 miliardi di euro all'anno, ai danni della salute dei cittadini, del paesaggio, del territorio, dei beni artistici, della flora o della fauna.

Le storie e i numeri sul "business" del malaffare ambientale sono riportati anche nel "Rapporto Ecomafie 2007", il dossier di Legambiente sul ciclo illecito dei rifiuti. Il bilancio tracciato è pesante. Sono state accertate dalle forze dell'ordine 23.668 infrazioni. Ai primi quattro posti della classifica dei reati ambientali ci sono Sicilia, Calabria, Puglia e Campania che registrano quasi la metà del totale dei crimini con il 45,9%. I rifiuti alimentano sempre di più i profitti delle organizzazioni, soprattutto quelli industriali tossici e nocivi: 26 milioni di tonnellate, circa il 25% del totale prodotto.

Ma arrivano anche buone notizie: nel 2006 ci sono state 18 inchieste, 126 arresti, 417 denunce anche grazie all'introduzione del delitto ambientale di organizzazione di traffico illecito di rifiuti - previsto dall'art. 53 bis del decreto Ronchi, sostituito dall'art.260 del codice dell'ambiente. Dalla sua entrata in vigore, nel 2002, fino a marzo 2007 sono state concluse 70 inchieste in tutta Italia, unica a salvarsi è la Valle d'Aosta, sono infatti 16 le procure meridionali  che hanno coordinato indagini sul traffico illegale di rifiuti, 16 quelle del centro e 14 quelle del nord. I trafficanti arrestati sono stati 463, le persone denunciate 1.594, le aziende coinvolte 453.

Nella classifica stilata in base la numero di infrazioni prima è la Campania con 448 reati, pari al 10,2% del totale nazionale, seguita dalla Sicilia con 426 infrazioni, il 9,7% del totale, e dalla Puglia con 410 reati e il 9,3% del totale. Passa dal terzo al sesto posto il Veneto. Chiude la Valle d'Aosta. Discorso a parte merita il traffico internazionale: l'Agenzia delle dogane ha sequestrato nel 2006 circa 286 container con oltre 9.000 tonnellate di rifiuti ognuno. Meta privilegiata dei traffici illeciti si conferma la Cina, dove più del 90% dei rifiuti finisce nei villaggi lungo la costa senza precauzione, ma anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia. Le imprese hanno fiutato l'affare: lo smaltimento di 15 tonnellate di rifiuti pericolosi costa circa 60.000 euro mentre  la stessa quantità sul mercato illegale costa soltanto 5.000 euro.   

L'Ecomafia trova terreno facile in Campania. Personaggi di un film che dura da 13 anni  "dove viene rimandata la parola fine", scriveva la Legambiente. Così sfila sulla passerella il sistema Campania, il proliferare di discariche abusive e la partenza dei rifiuti verso la Cina. I riflettori si accendono sulla terra dei fuochi dove "il benvenuto lo danno le colonne di fumo nero", un territorio al confine tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, "inquinato moralmente dalla camorra e fisicamente dai rifiuti tossici e nocivi con cui la criminalita' organizzata si e' arricchita".

09 Gennaio 2008

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