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«Il nucleare? Solo politica, non aiuta il clima»

Jeremy Rifkin, presidente della "Foundation on economic trends" e guru dell'idrogeno, taglia corto sull'opportunità della scelta nucleare

«Sono attivi nel mondo 439 reattori nucleari che producono il 5% dell'energia mondiale e stanno invecchiando». Per ottenere «un risultato significativo per la lotta all'emissione dei gas serra, questa percentuale dovrebbe salire al 20%».

«Questo vorrebbe dire costruire tre impianti ogni 30 giorni nei prossimi 60 anni, secondo uno studio dell'Università di Oxford. Insomma, chi ne farla fa solo politica». Così Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on economic trends ed esperto di idrogeno, durante la presentazione della rete sperimentale di distributori di idrogeno che sarà realizzata in Puglia, parla delle opportunità della scelta nucleare.

Un'opzione perdente secondo Rifkin «sia dal punto di vista economico che da quello ambientale». La Cina, «dove dicono che il mercato del nucleare esploderà, ha soltanto 11 centrali e ne ha programmate altre 40 - aggiunge l'economista - sarei molto sorpreso se delle 439 centrali del mondo ne venisse sostituita anche solo la metà» con impianti nuovi.

I governanti «dicono che il nucleare serve a tutelare il clima dalle emissioni di gas serra - prosegue Rifkin - ma per avere un impatto solo marginale l'apporto del nucleare al fabbisogno energetico mondiale dovrebbe crescere dal 5 al 20%». Inoltre, prosegue Jeremy Rifkin, «non sappiamo ancora cosa fare delle scorie. Nel mio paese, dove certo non mancano i bravi ingegneri e ce ne sono tra i migliori del mondo, abbiamo impegnato 18 anni e 8 miliardi di dollari per realizzare il deposito di Yucca Mountain, che già ha delle perdite».

Ma non basta: «si stima che al 2025 si andrà incontro a una scarsità di uranio - avverte Rifkin - e allora si parla di passare ad usare il plutonio». Una cosa non consigliabile «in un mondo con terrorismo crescente» come è quello attuale. E ancora, «non c'è abbastanza acqua per raffreddare gli impianti - avverte Rifkin - basti pensare che in Francia, paese molto nuclearista, il 40% di tutta l'acqua consumata in un anno va a raffreddare le centrali atomiche». Ed è anche accaduto «che nell'estate del 2003, quando molta gente morì per il caldo e di acqua ce n'era poca, questa non bastava a servire gli impianti».

Insomma, il nucleare «non è una bella idea di business, non è una bella idea per l'ambiente, non è una bella idea per il Pianeta - conclude Rifkin - E' ora di passare alle rinnovabili, quella sull'atomo è una discussione che non porta alla soluzione dei problemi».

 

11 Aprile 2008

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