L'immagazzinamento dell'energia gioca un ruolo sempre maggiore nelle reti elettriche, con un mercato che si calcola salirà fra il 2010 e il 2020 da poco più di un miliardo di euro a oltre 27 miliardi di euro l'anno.
A dirlo è un rapporto pubblicato da Pike Research, tra le maggiori società di consulenza Usa nel campo delle energie pulite.
I fattori alla base di questa grande crescita sono la diffusione delle energie rinnovabili, l'espansione delle "smart grid" (reti intelligenti) e l'introduzione di veicoli elettrici e ibridi.
L'immagazzinamento dell'energia viene incontro a diverse necessità urgenti del mercato.
Oggi - riferisce il Rapporto - gli utilizzi principali sono per l'integrazione nelle reti elettriche delle fonti rinnovabili, per la modulazione dei picchi di carico sulle reti e per correggere le sfasature temporali (time shifting) delle energie rinnovabili.
Nei prossimi anni, le applicazioni aumenteranno, ad esempio per esigenze di time shifting anche per le energie convenzionali e per favorire un "prezzo dinamico" dell'energia per il settore commerciale e industriale.
Anche le tecniche di stoccaggio si stanno moltiplicando ed evolvendo. Oggi si usano soprattutto il pompaggio idroelettrico, l'aria compressa e le batterie sodio-zolfo.
Le più promettenti tecnologie in sviluppo concernono invece le batterie agli ioni di litio e le batterie a flusso.
Proprio queste due nuove tecniche, insieme a quella dell'aria compressa (in fase di sperimentazione anche per gli impianti eolici) avranno le maggiori opportunità di crescita secondo Pike Research.
06 Settembre 2010