Esperienze

Da rinnovabili boom di occupazione nel 2030

Lo dice uno studio presentato da Greenpeace ed Erec: 8,5 milioni di posti in più a condizione che i governi raccolgano questa nuova opportunità

L'industria delle energie rinnovabili è in grdo di creare otto milioni e mezzo di posti di lavoro entro il 2030 se i governi coglieranno l'opportunità di investire in un futuro più verde.

A dirlo lo studio "Energy [R]evolution", diffuso da Greenpeace ed Erec (European renewable energy council) che presenta un programma, "dettagliato e pragmatico", per ridurre le emissioni di CO2 garantendo allo stesso tempo la crescita economica e la salvaguardia dell'ambiente.

«Il nostro scenario di rivoluzione energetica mostra come si possono eliminare i costi imprevedibili dei combustibili fossili, comprese le distruzioni ambientali legate all'estrazione mineraria e alla esplorazione petrolifera cui sono associati rischi come l'ultima catastrofe nel Golfo del Messico» spiega Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace. 

"Energy [R]evolution" mostra come sia possibile creare, entro il 2030, dodici milioni di posti di lavoro, di cui otto e mezzo solo nel settore delle rinnovabili. Allo stato attuale i posti di lavoro sono 2,4 milioni a fronte di 8,7 del settore energetico a livello mondiale. 

Mettendo in pratica lo studio - segnala Greenpeace - si creerebbero 3,2 milioni di nuovi posti di lavoro. Il mercato globale per le tecnologie rinnovabili, entro il 2030, passerebbe così dagli attuali 100 miliardi di dollari l'anno a più di 600. 

"Energy [R]evolution 2010" delinea i percorsi possibili per raggiungere il 100%, anche se ovviamente non mancano gli ostacoli. «Che non sono tecnologici - conclude Onufrio - quanto soprattutto politici». 

Nello scenario dlla ricerca, le emissioni globali di CO2 raggiungerebbero il picco nel 2015 per poi cominciare a scendere. Rispetto al 1990, nel 2050 diminuiranno dell'80% se l'approvvigionamento energetico si baserà su fonti pulite.

07 Giugno 2010

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