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Smog, Istat: «Buona parte dall'agricoltura»

Secondo una ricerca dell'Istituto nazionale di statistica, dal 1990 al 2007 un quarto delle Pm10 e un quinto delle Pm2.5 prodotte dai settori agricoli

Un quarto delle Pm10 ed un quinto delle Pm2.5 provengono dai settori agricoli. Lo dice la rilevazione "Le emissioni atmosferiche delle attività produttive e delle famiglie. Anni 1990-2007" diffusa dall'Istat.

"Il settore agricoltura, caccia e silvicoltura è una delle principali fonti di particolato (25% nel caso del particolato Pm10 e 20% per il particolato fine Pm 2.5) - segnala l'Istat - dovuto all'uso di concimi organici, all'incenerimento di rifiuti agricoli e all'uso di combustibili per le macchine agricole".

Le Pm10 (o particolato) sono polveri sottili con diametro inferiore ai 10 micron, mentre le Pm2.5 (o particolato fine) sono polveri sottili con diametro inferiore ai 2,5 micron, ancor più pericolose delle altre perchè riescono ad arrivare in profondità nei polmoni e nell'apparato respiratorio.

Il settore agricolo, poi, "con il 42% delle emissioni di sostanze acidificanti - soprattutto ammoniaca dovuta all'uso di concimi a base di composti organici, resta protagonista anche per altri capitoli di emissione".

Le attività manifatturiere, però, restano la "principale fonte di emissione anche per il particolato, con quote del 28% per il Pm10 e del 27% per il Pm 2.5", precisa il rapporto.  Nel 2007, prosegue l'Istituto di statistica, i consumi finali delle famiglie generano "più del 20% delle emissioni di particolato, 22% di Pm10 e 25% di Pm2.5".

Nel caso della famiglie, "per quanto concerne le emissioni di particolato - precisa la rilevazione - esse sono dovute principalmente al riscaldamento domestico, seguito dal trasporto privato".

03 Febbraio 2010

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