Territori

Taranto, una marea contro l'inquinamento

La città che non muore e si risveglia: il corteo contro gli illeciti ambientali organizzato da "Alta marea" ha portato in piazza circa 40 mila persone

TARANTO - Verrebbe subito da dire che c'è una parte di Taranto che non muore. Che non si arrende di fronte all'incoscienza - spesso figlia di calcoli e di affari - della politica e del mondo dell'impresa. Che non cede al ricatto occupazionale dell'industria, secondo cui ogni illecito ambientale è legittimo a patto che produca posti di lavoro. Viene da dire che c'è una Taranto che si risveglia: ha gli occhi, la voce della gente comune. Quella che è scesa in piazza e lungo le strade del centro cittadino di Taranto e che ha sfilato, fianco a fianco, nel corteo organizzato da "Alta Marea" nel giorno della manifestazione contro l'inquinamento. C'è una città che ha voglia di riappropriarsi dei suoi spazi, che rimpiange quelli sottratti. Che reclama aria pulita, sicurezza sul lavoro, depuratori efficienti per l'acqua del mare. Taranto diventa un girotondo, fatto di poche comparse e tanti protagonisti: le associazioni ambientaliste e culturali, le scuole e le università, i ragazzi dei centri sociali, le mamme e i nipoti, i papà e le nonne. Per un'intera mattina diventa concreto - è visibile agli occhi - il patto tra le generazioni: è l'impegno a preservare e consegnare al futuro un sistema ambientale integro, almeno nella parte in cui non è ancora stato corrotto o compromesso.
 
La manifestazione messa a punto da Alta Marea, gruppo di coordinamento delle associazioni a vocazione ambientalista di Taranto, ha coagulato migliaia di persone: i dati dell'affluenza non sono appurati, ma gli organizzatori parlano di 40.000 persone. Un grande successo al confronto della manifestazione dell'anno scorso, che aveva fatto registrare appena la metà delle adesioni. Tra i quarantamila spuntano storie che hanno una forza sbalorditiva. Storie di donne con le rughe profonde e gli occhi azzurri color del mare: «Ho la bellezza di ottantasei anni - racconta Federica, cappellino in testa a cappotto beige - e sono venuta a manifestare perché mi preoccupo per i miei nipotini». Federica ha la forza di percorrere a piedi tutto il centro della città. Alle 9.00 la incontri di fronte all'Arsenale militare, location dell'incontro del corteo. Alle 10.00 è all'incrocio tra via Di Palma e via Regina Elena. Federica ha il passo lento, ma la forza della gioventù: «Quando ero giovane io e l'Ilva non c'era, Taranto era la città più bella del mondo. Al mattino aprivo le finestre e sentivo l'odore del mare. E oggi, invece, è bene che le finestre restino chiuse». Poi fa uno sforzo di memoria: «In zona Rondinelle (dove oggi sorge la base dell'aeronautica, ndr), tantissimi anni fa, c'era un sanatorio molto rinomato: venivano dal nord per curare le malattie polmonari. E oggi, invece, siamo noi ad andare al nord per farci curare le malattie polmonari che ci causa l'Ilva».
 
Eccolo là, il riassunto della giornata: c'è una città che rimpiange il passato, ma che fa fatica a immaginare il futuro. Che si aggrappa al referendum per chiedere la chiusura dell'Ilva, o che esige almeno l'applicazione più rigorosa dei protocolli ambientali. C'è, in ogni caso, un disagio. Che Taranto sente sulla propria pelle, che paga ogni anno con decine di morti. E che in questa giornata ha tirato fuori con urla, rabbia, lacrime e canti. E' la Taranto che non muore. Quella che si risveglia.
Paolo Inno

28 Novembre 2009

La manifestazione a Taranto
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