Territori

A Taranto vietato lo striscione ecologico

Durante una partita di basket, rimossa una civile protesta di un gruppo di tifosi tarantini contro i disastri ambientali: la denuncia di Peacelink

E' successo giovedì 5 novembre, ne hanno parlato in pochi. La denuncia è arrivata da "Peacelink , telematica per la pace".

A Taranto, al PalaMazzola, prima di una partita di basket in eurovisione (la gara di Coppa Cras-Ekaterinburg), un gruppo di tifosi ha esposto un lungo striscione bianco con una scritta blu emblematica e non a caso in lingua inglese: "Stop environmental disaster in Taranto now" ("Stop al disastro ambientale a Taranto adesso"). Subito dopo è stato rimosso. Non si sa da chi e perché. Qualcuno farà luce sull'accaduto?

«A chi dava fastidio - si legge su Peacelink - la democratica espressione del pensiero garantita dall'articolo 21 della Costituzione Italiana e dall'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo? Quest'ultimo articolo è chiaro: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere". Si badi bene: "senza riguardo a frontiere". E quindi non poteva essere vietata la diffusione televisiva del messaggio».

La normativa che pone limiti agli striscioni (in base al decreto Pisanu) è unicamente rivolta a vietare striscioni contenenti messaggi di odio razziale e di violenza. «Questo striscione - continua Peacelink - era invece un invito civile finalizzato a fermare il disastro ambientale a Taranto. Era un messaggio di vita e contro la violenza dell'inquinamento. Taranto è una città che ha sopportato per troppo tempo un carico di morte inaudito. Dire "stop" è un diritto».

06 Novembre 2009

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