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«Crisi idrica? Ci vuole un'authority per l'acqua»

Rosario Lembo, segretario del Comitato italiano Contratto mondiale dell'acqua, racconta a "Ruoteperaria Magazine" le emergenze legate alla risorsa

L'acqua come bene universale e come diritto inalienabile dell'uomo e di ogni essere vivente sulla terra. Sono questi i principi su cui una nuova autorità internazionale dedicata alle risorse idriche del Pianeta dovrebbe basarsi per affrontare le nuove sfide e dare le regole per tutelare il bene per eccellenza che rischia di diminuire a vista d'occhio. Lo conferma Rosario Lembo, segretario del Comitato italiano Contratto mondiale dell'acqua, che ha commentato per "Ruoteperaria Magazine" il difficile momento delle risorse idriche mondiali. 

«Gli scenari di discrepanza tra nord e sud del mondo erano noti, il miliardo di persone, presto moltiplicatosi a tre miliardi con problemi di accesso all'acqua, lo era altrettanto, ma rispetto agli ultimi rapporti delle organizzazioni internazionali, il recente incontro di Bruxelles ha consentito di mettere a fuoco i futuri scenari facendo attenzione da una parte ai cambiamenti climatici e dall'altro alla mancanza di iniziative da parte delle principali agenzia, della Comunità internazionale e dei vertici dei Paesi industrializzati rispetto agli obiettivi del Millenium development goal, secondo cui bisognava garantire l'accesso all'acqua a tutti - spiega Lembo - Gli aspetti più preoccupanti riguardano la futura scarsità dell'acqua di buona qualità a disposizione senza investimenti cospicui. Esiste il rischio concreto che in funzione della limitatezza della risorsa da una parte e degli investimenti necessari per reperirla dall'altra, aumenteranno i potenziali conflitti tra coloro che avranno a disposizione l'acqua e coloro che non l'avranno».

L'elemento di novità in questo senso, preoccupa non poco perché, afferma il segretario «questo problema riguarda tutta la sfera del Pianeta terra. Mentre prima la riflessione era orientata verso chi si trova in povertà, oggi lo stress idrico tocca sempre più direttamente le aree industrializzate. Le crisi idriche sono presenti nei Paesi europei e proprio in funzione della mancata controllabilità dei fenomeni climatici le inondazioni o le siccità riguarderanno in futuro gli Stati Uniti e la Cina. Parimenti sarà importante valutare la qualità dell'acqua del sottosuolo di Russia e Italia».

Per evitare possibili conflitti o che il più forte prevalga sul più debole bisogna «attivare un nuovo codice di comportamento, un protocollo come quello che è stato creato per la tutela dell'aria». Un vero e proprio «piano mondiale che definisca le regole per gestire le risorse di acqua disponibile e i principi in base ai quali si accede ai bacini. I principi che sono stati individuati a Bruxelles sono prima di tutto l'elaborazione di una cultura dell'acqua. Fino ad oggi è stata considerata una merce - continua Lembo - messa a disposizione dalla natura per il primo che se l'accaparra, la sfrutta e la mette in rete per fare affari, come per l'acqua in bottiglia, senza curarsi di quello che succede a valle».

E' necessario pensare all'acqua non come a un bene o un bisogno, ma come a un «diritto, da garantire a ogni essere vivente. Tutti gli abitanti del Pianeta hanno la responsabilità condivisa su questa risorsa che deve essere salvaguardata e valorizzata per le future generazioni - afferma - Il protocollo per questo propone la gestione pubblica dell'acqua, perché non si può pensare a un sistema privatistico che risponde soltanto a una logica commerciale. Abbiamo cercato di introdurre i principi etico-politici come la gratuità dei primi 50 litri di acqua. Poi riteniamo che attorno all'acqua si debba costruire il principio di democrazia e di sussidiarietà: i bacini idrici, i fiumi sono patrimonio di tutti, vanno quindi costituiti dei sistemi di democrazia partecipativa per definirne gli usi. E' arrivato il momento di affrontare la situazione per evitare «le guerre causate dalla rincorsa al petrolio e trattare l'acqua come strumento di incontro per fare la pace».

Per fare tutto questo è necessario il passaggio alla pratica, che «dipende dalla volontà politica e dal cambiamento culturale. Ognuno di noi deve capire che l'acqua non è inesauribile ed è risorsa rara. In secondo luogo devono essere i governi a concepire l'acqua non più come bene demaniale, soggetto a sovranità, ma come simbolo di sacralità e sostanza fondamentale per la sopravvivenza di ciascuno individuo e essere vivente della Terra - evidenza il rappresentante del Comitato - Infine serve una struttura mondiale capace di prevenire i conflitti, di gestire l'accesso all'acqua. Un'agenzia internazionale che all'interno delle Nazioni Unite manca. C'è l'esigenza di fare in modo che il diritto all'acqua venga riconosciuto all'interno della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e che ci sia un organismo che si occupi soltanto di questa risorsa a livello sopranazionale. Il nostro obiettivo è fare presente questa esigenza anche alla conferenza sul clima che si terrà a dicembre a Copenhagen».

Daniela Mogavero

23 Marzo 2009

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