Tanta attesa ma anche molta delusione sul vertice di Rio+20, che nelle aspettative di molti avrebbe dovuto decretare il post-Kyoto, ma che in realtà si conclude oggi partorendo una bozza debole e niente affatto vincolante. Il summit è stato definito da molti "un fallimento" e il testo dell'accordo è apparso troppo molle e senza impegni e obblighi per i governi in difesa della natura e della lotta alla povertà.
"Non resteremo con le mani in mano, è ora di muoverci per obbligare coloro che abbiamo eletto a presentare un rendiconto", ha detto ieri Sharon Burrow (Confederazione internazionale sindacati) durante una conferenza stampa cui hanno partecipato diversi rappresentanti della società civile.
"Durante questo vertice abbiamo visto una leadership forte delle ong, del settore privato, delle collettività locali", ma "nulla che arrivasse dalla conferenza", ha sottolineato Lasse Gustavsson del Wwf, che si è detto "disperato" per il fatto che i governi non abbiano ancora consapevolezza dello stato del pianeta, ma ha assicurato che "lo sviluppo sostenibile farà ugualmente dei progressi, anche senza il sostegno dei governi".
Daniel Mittler (Greenpeace) ha definito "disastroso" il risultato del vertice di Rio+20, esprimendo "delusione" e "collera", ma una convinzione ancora maggiore nella "battaglia in favore del pianeta".
Barbara Stocking (Oxfam) ha sottolineato la "mancanza di affidabilità" dei governi, che "dovrebbero vergognarsi di loro stessi" e ha suggerito alla società civile di lavorare con le autorità locali.
Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha ammesso di aver sperato in un testo più ambizioso.
22 Giugno 2012