Terremoto in Abruzzo, il nostro viaggio a L'Aquila

Strade polverose e strette, prima pieni di vita e adesso vuote e silenziose. l terremoto scuote ancora i tetti e le mura e a L'Aquila si cerca di pensare al domani, al futuro. Ma adesso tutto è fermo. Le uniche formiche operose che restano in movimento sono i volontari, le forze dell'ordine, gli uomini dei soccorsi. Come in un contrasto di azioni, gli abitanti-terremotati, cercano di stare fermi, per evitare di sentire la terra che trema. La redazione di Ruoteperaria Magazine ha visitato i luoghi all'indomani della prima e lunga scossa, che ha costretto migliaia di persone ad abbandonare tutto, anche gli affetti.

Così L'Aquila rimane lì e passando per le vie del centro, per via XX settembre, basta alzare gli occhi verso quel che resta delle palazzine pericolanti per avvertire un tremore interiore. Casa dopo casa le ferite aumentano, i calcinacci si ammassano lungo le strade, sulle auto, dentro le abitazioni sventrate o lesionate indelebilmente. Le scosse si susseguono e anche gli esperti non sanno quando finiranno e se il peggio è davvero passato. Gli sfollati osservano dalle tendopoli e aspettano.

Un vigile del fuoco, appeso ad un braccio meccanico di una ruspa, lavora su quel che resta della Casa dello studente, simbolo ormai scomparso di questa tragedia. Telecamere, curiosi, giornalisti di ogni nazionalità si affollano intorno alla macchina dei soccorsi, sperando in una buona notizia, nel salvataggio dei superstiti. Macerie, sirene, ambulanze, un ospedale da campo che sostituisce quello che appena una decina di anni fa era stato ristrutturato e che adesso è inutilizzabile.

Mentre attraversiamo la città il terremoto dà testimonianza di sè e si fa sentire, come a voler rimanere impresso nelle menti e nelle immagini di tutti, per non farsi dimenticare. La piazza è ampia e come i luoghi più sicuri è all'aperto e abbastanza grande da non esporre nessuno a rischi, ma la terra parla ancora e fa tremare l'asfalto sotto i piedi. L'immagine del sisma abruzzese è la moltitudine di tende nei campi di accoglienza, spuntati di ora in ora per trasformarsi in nuove case. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo, però, arrivano non solo da L'Aquila ma anche dalla piccola frazione di Onna. Solo la scuola elementare è rimasta in piedi, il resto appare raso al suolo, come in una demolizione controllata, in cui tutto ha ceduto scientificamente.

Adesso resta solo la speranza e il grido di dolare degli abruzzesi: non ci dimenticate. Non abbandonateci.

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Mercoledì 30 Luglio 2014 12:30:27
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