Esteri

Clima, Onu parte male
sul dopo Copenhagen

Poche proposte arrivate e l’opposizione di piccoli Paesi: trovare una bozza comune e condivisa per contenere l’emissione di CO2 sembra irraggiungibile


Grande scetticismo per il dopo Copenhagen. E' cominciato il lavoro dell'Onu incaricato di rendere condivise le idee per contenere il continuo surriscaldamento del Pianeta, ma il trattato del 1992 cui si fa riferimento (Unfccc, è di difficile applicazione visto che prevede per i suoi 192 Paesi membri solo decisioni unanimi.

Dal 29 novembre al 10 dicembre i grandi della terra si riuniranno a Cancun in Messico e le sensazioni vanno tutte nella stessa direzione: unanimemente d'accordo sulla impossibilità di dar seguito a un'intesa comune e vincolante a livello internazionale.

«Nel 2010 forse riusciremo ad avere qualche successo - ha detto Susan Kahn, segretario brasiliano per il cambiamento climatico - Ma penso che un accordo definitivo sia molto difficile». «Un accordo in Messico è impossibile», fa eco l'ex vice premier britannico John Prescott, ora referente sul clima del Consiglio d'Europa e scettico sulla possibilità, avanzata dalle Organizzazioni non governative, di avere già in mano un accordo legale firmato.

Diplomatici e responsabili sul clima di ogni parte del mondo concordano sull'impossibilità dell'Onu di imporre una volontà dall'alto, l'unica capace di portare a risultati concreti. Piccoli Paesi come Bolivia, Sudan o Tuvalu - quattro isole del Pacifico con 26 chilometri quadrati di superficie e terzo Stato meno abitato al mondo - rivendicano la propria sovranità volendo a ogni costo mantenere il diritto di veto, indebolendo ulteriormente l'intesa di minima raggiunta a Copenhagen da poche grandi Nazioni, con in testa Usa, Cina e India, maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra.

Le sole trenta proposte di impegni nazionali giunte alla scadenza del 31 gennaio al segretariato per i trattati climatici dell'Onu, rappresenta un chiaro segnale sulle reali intenzioni dei protagonisti, anche se il responsabile dell'Unfccc, Yvo de Boer, pur riscontrando una "paralisi" momentanea, ha minimizzato sull'accaduto definendo quella di stanotte una"scadenza morbida".

Al di là dei trattati, ciò che risulterebbero decisive per una svolta ambientalista sono le politiche comunitarie, le uniche capaci di ridurre le Co2 di una molecola, ma al momento, come sottolineato anche dal quotidiano The Guardian, "le forze che tentano di lottare contro il cambiamento climatico sono nello scompiglio e vagano a gruppi sul campo di battaglia come un'armata sconfitta".


02-02-2010

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