Rottamazione navi,
l'Italia si adegua


La rottamazione delle navi è una realtà. Con l'uscita sulla Gazzetta Ufficiale, sono state rese pubbliche le modalità per poter accedere ai finanziamenti di un Fondo creato per il corretto smaltimento di imbarcazioni non più in linea con gli standard di sicurezza previsti per la navigazione e per la salvaguardia dell'ambiente.

Le navi, di imprese sia pubbliche che private, dovranno avere determinate caratteristiche per poterne usufruire: l'impiego in via esclusiva, in modo continuativo o periodico, per il servizio pubblico locale, per via marittima, fluviale o lacuale, con itinerari, orari, frequenze e tariffe prestabiliti; impiegate da oltre 20 anni e iscritte, alla data 1 gennaio 2006, nei registri delle Autorità nazionali; devono essere vendute per demolizione o demolite dall'impresa.

Il contributo previsto è di 2.000 euro a passeggero trasportabile, fino a un massimo di 700.000 euro (350 passeggeri), contributo che non è cumulabile con altri finanziamenti o aiuti locali, nazionali o comunitari. Nel caso se ne fossero presi devono essere restituiti. L'istanza deve essere presentata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti entro 30 giorni dall'inizio della demolizione, pena inammissibilità del beneficio.

Con questo decreto l'Italia si adegua a una serie di normative comunitarie e internazionali vigenti in materia di sicurezza e di tutela ambientale e con le linee guida dell'Imo (International maritime organization) in materia di demolizione e delle navi.

Le imprese dovranno, inoltre, adeguarsi alla Convenzione di Basilea del 22 marzo 1989 sui rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione - oltre che con la normativa nazionale in materia di rifiuti - e ai principi della Convenzione internazionale sulla sicurezza e compatibilità ambientale delle attività di demolizione delle unità navali siglata ad Hong Kong nel maggio 2009.


08-02-2010

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