Uranio: cos’è, dove si trova e come viene arricchito per le centrali nucleari

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Uranio

L’uranio (numero atomico 92 e simbolo U) è un metallo tossico e radioattivo, che si trova in natura sotto forma di isotopo 238 oppure 235, molto più raro.

Questo metallo viene impiegato principalmente per alimentare le centrali nucleari e in particolare per il processo di fissione nucleare. A tale scopo, tuttavia, può essere utilizzato solamente l’isotopo meno diffuso in natura ossia il 235 e proprio per tale ragione è necessario che venga effettuato l’arricchimento dell’uranio. Si tratta di un processo piuttosto costoso, che richiede degli impianti particolari, e soprattutto pericoloso perchè ricordiamolo, l’uranio è altamente radioattivo (la pericolosità delle centrali nucleari dipende proprio da questo aspetto).

Uranio arricchito: cos’è e come si ottiene?

Come abbiamo appena accennato, l’isotopo di uranio 235 è molto raro ma necessario per le centrali nucleari che altrimenti non potrebbero portare a termine il processo di fissione. Per questo motivo, è necessario arricchire l’uranio 238 che è invece più facile da reperire in natura e per farlo occorrono delle attrezzature specifiche e molto costose.

Il processo per ottenere l’uranio arricchito è molto complesso ma si può sintetizzare in modo schematico così: l’isotopo 235 e 238 vengono introdotti in una sorta di centrifuga riscaldata, con ambiente sottovuoto. La centrifuga sottopone l’esafluoruro di uranio (in forma gassosa) ad una maggiore forza di gravità che permette la separazione dell’isotopo 238 dall’isotopo 235. Al centro della centrifuga rimane però il miscuglio di uranio arricchito, che viene sottoposto ad ulteriori centrifughe. Al termine di tutto il processo, l’uranio 235 arricchito viene impiegato in parte per l’alimentazione delle centrali nucleari e in parte per fini bellici: è così infatti che vengono prodotte le bombe atomiche e altre armi chimiche.

Uranio impoverito: cos’è e come si ottiene?

UranioL’uranio impoverito è costituito dagli scarti derivanti dal processo di arricchimento dell’uranio, che abbiamo appena visto. Tutto il materiale avanzato, quasi completamente composto dall’isotopo 238, è meno radioattivo e viene impiegato principalmente nell’industria civile e in quella bellica. 

L’uranio impoverito presenta caratteristiche precise: ha un peso specifico elevatissimo, essendo un materiale di scarto lo si trova a poco prezzo e in abbondanza, è un materiale duttile e in grado di assorbire le radiazioni. Per queste ragioni viene impiegato per realizzare schermature dalle radiazioni (anche in ambito medico) e parti di aerei ed imbarcazioni. Inoltre, l’uranio impoverito viene utilizzato anche in ambito bellico, per costruire munizioni e proiettili.

Uranio impoverito: quanto è radioattivo?

La radioattività dell’uranio impoverito è inferiore di circa il 40% rispetto a quella dell’uranio arricchito: questo materiale quindi presenta una certa radioattività che però per gli impieghi che ne vengono fatti non risulta pericolosa per la salute umana. Per fare un esempio, nei proiettili l’uranio impoverito contenuto è comunque schermato quindi la sua radioattività non riesce ad arrivare fino a noi.

Tuttavia, l’uranio impoverito ha un livello di pericolosità da non sottovalutare e non per via della sua radioattività. Questo metallo infatti, come d’altronde tutti i metalli pesanti, è tossico e tende ad accumularsi nel nostro organismo ogni volta che, bruciando, si polverizza sprigionando moltissime particelle che si disperdono nell’ambiente, nell’aria e nell’acqua. Le particelle di uranio impoverito, altamente tossiche, vengono quindi inevitabilmente assorbite dal nostro organismo e di certo non si tratta di una cosa salutare!

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