Energia nucleare la fonte d’energia più discussa

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L’ energia nucleare è una delle fonti di energia più discusse e contrastate, considerata da molti un’alternativa valida e pulita nei confronti delle risorse petrolifere e ad altre fonti energetiche tradizionali, e condannata da altri a causa della forte possibilità di contaminazione radioattiva.

Come funziona il nucleare

Alla base dell’energia nucleare si trova il processo di fissione che, causando la rottura del nucleo dell’atomo, rilascia una consistente quantità di energia. Quello che, sostanzialmente, avviene nelle centrali nucleari è il bombardamento degli atomi di uranio tramite neutroni, al fine di provocare la scissione del nucleo atomico in due elementi più piccoli. La rottura del nucleo genera, oltre ad una rilevante quantità di energia, altri neutroni che, a loro volta, proseguiranno a scindere i nuclei di uranio, ottenendo come risultato quella che comunemente viene definita “reazione a catena”.

Durante il processo di scissione dell’energia nucleare e di reazione a catena viene emessa una consistente radioattività, che contamina tutti gli oggetti esposti alle radiazioni, con il risultato di produrre una quantità piuttosto elevata di scorie radioattive. Sono proprio queste scorie a rappresentare l’elemento negativo dell’energia nucleare, poiché devono essere trattate con la massima precauzione e stoccate in ambienti accuratamente isolati per centinaia di anni, fino a quando la radioattività non sarà naturalmente decaduta. Attualmente, la scienza non ha ancora individuato un metodo per distruggere queste scorie in maniera efficace e sicura, né di far decadere rapidamente il livello di radioattività.

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La materia prima utilizzata nelle centrali nucleari è l’uranio che consente, con una piccola quantità, di arrivare ad un’enorme produzione di energia. Diversamente dai combustibili di origine fossile, l’uranio non sviluppa anidride carbonica e non influisce sull’effetto serra: sotto questo aspetto, può essere considerato un materiale pulito e sicuro: una ragione che ha causato, verso la fine del Novecento, un certo incremento della tecnologia nucleare. Un vantaggio, peraltro, non indifferente.

Problemi del nucleare: la paura

Il problema maggiore legato all’energia nucleare è costituito dalle enormi conseguenze in caso di incidente: basti ricordare Chernobyl, il cui dramma ha avuto un impatto globale, i cui effetti non sono ancora tuttora del tutto noti. E’ comunque vero che, nel corso del tempo, i progressi della scienza e della tecnologia garantiscono livelli di sicurezza indubbiamente molto più elevati. Per quanto riguarda le inevitabili scorie radioattive, non esiste ancora un metodo per neutralizzarle definitivamente, oltre allo stoccaggio in depositi geologici anche per migliaia di anni: una soluzione per la quale l’Italia non dispone di spazi idonei, e che ha spesso causato manifestazioni di protesta.

Altri elementi da valutare riguardo alla realizzazione delle centrali nucleari sono i costi notevoli, sia per la realizzazione degli impianti che per lo smantellamento al termine dell’attività, e la localizzazione, che non deve ovviamente collocarsi in prossimità dei centri abitati: sono forse questi, uniti al problema dello smaltimento delle scorie, gli elementi negativi più forti, poiché in termini di sicurezza, i moderni reattori nucleari offrono ottime garanzie.

La ricerca scientifica è sempre impegnata per individuare strategie alternative di bonifica e smaltimento, poiché, nonostante le controversie, l’energia nucleare potrebbe costituire una delle più valide risorse per il futuro.

Il nucleare in Italia

Nel 1959 fu costruito il primo reattore nucleare a Ispra (Varese). Inizialmente la costruzione e l’erogazione energetica determinò fervore nel paese in positivo. Nel 1966 si raggiunse una produzione di quai quattro miliardi di kWh di energia. La penisola italiana era il terzo produttore al mondo di energia di origine nucleare. Si costruirono diverse centrali, da nord a sud.

Nel 1986 però avvenne l’incidente nucleare di Chernobyl, in Ucraina. Si diffuse quindi preoccupazione e critica nei confronti di questo tipo di energia. I nuovi cantieri pronti per aprire nuove centrali nucleari furono bloccati, la situazione si fece tale che nel novembre del 1987 si tenne un referendum sul nucleare. Gli italiani votarono Sì, all’abrogazione della produzione energetica nucleare. I quesiti riguardavano specificatamente le norme relative all’ubicazione degli impianti, l’abrogazione dei compenso ai comuni che ospitavano centrali e il divieto all’Enel (allora l’azienda energetica di Stato) di partecipare a progetti nucleari (fossero esse anche all’estero). Di fatto a seguito del referendum, l’Italia abbandonò il ricorso al nucleare, favorendo altre forme di approvvigionamento energetico e acquistandone parte dall’estero.

La situazione in Italia oggi

Spegnere le centrali insomma non è stato sufficiente per chiudere il discorso con il passato nucleare dell’Italia: gli impianti sono rimasti lì. La strategia più accreditata è stata per anni quella di lasciare tutto com’è per un cinquantennio, in attesa che la radioattività decada, per procedere solo dopo allo smontaggio. Il problema è che per lo smontaggio più corretto, sarebbe stato il caso di consultare chi aveva lavorato in quelle centrali e che ne conosceva problemi e caratteristiche, attendendo così tanti anni, si sarebbe corso i rischio di perdere questa esperienza.

Lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari però non è ancora terminato quindi. Le centrali non sono ancora state rimosse e la decontaminazione è stata messa in atto solo parzialmente. Il compito è affidato alla società Sogin dalla fine degli anni Novanta. Il problema è stato ad un certo punto, dove smaltire i rifiuti radioattivi prodotti? Secondo le norme europee, bisognerebbe trovare in suolo italiano un luogo unico per raccoglierle tutte. Il problema è tuttavia dove: nessuna regione ha certo intenzione di farsi carico di questo fardello. Il tempo è passato, ma ancora la situazione non si è mossa in modo decisivo.

Ecco un esaustivo report sulle centrali nucleari in Italia:

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