Energia nucleare: funzionamento e rischi

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14/04/2021

L’ energia nucleare è una delle fonti di energia più discusse e contrastate, considerata da molti un’alternativa valida e pulita nei confronti delle risorse petrolifere e ad altre fonti energetiche tradizionali, e condannata da altri a causa della forte possibilità di contaminazione radioattiva. Vediamo insieme come funziona il nucleare e quali sono i rischi principali.

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Alla base dell’energia nucleare si trova il processo di fissione che, causando la rottura del nucleo dell’atomo, rilascia una consistente quantità di energia. Quello che, sostanzialmente, avviene nelle centrali nucleari è il bombardamento degli atomi di uranio tramite neutroni, al fine di provocare la scissione del nucleo atomico in due elementi più piccoli. La rottura del nucleo genera, oltre ad una rilevante quantità di energia, altri neutroni che, a loro volta, proseguiranno a scindere i nuclei di uranio, ottenendo come risultato quella che comunemente viene definita “reazione a catena”.

Energia nucleare: reazione a catena

Durante il processo di scissione dell’energia nucleare e di reazione a catena viene emessa una consistente radioattività, che contamina tutti gli oggetti esposti alle radiazioni, con il risultato di produrre una quantità piuttosto elevata di scorie radioattive. Sono proprio queste scorie a rappresentare l’elemento negativo dell’energia nucleare.


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Devono essere trattate con la massima precauzione e stoccate in ambienti accuratamente isolati per centinaia di anni, fino a quando la radioattività non sarà naturalmente decaduta. Attualmente, la scienza non ha ancora individuato un metodo per distruggere queste scorie in maniera efficace e sicura, né di far decadere rapidamente il livello di radioattività.

La materia prima utilizzata nelle centrali nucleari è l’uranio che consente, con una piccola quantità, di arrivare ad un’enorme produzione di energia. Diversamente dai combustibili di origine fossile, l’uranio non sviluppa anidride carbonica e non influisce sull’effetto serra: sotto questo aspetto, può essere considerato un materiale pulito e sicuro. Una ragione che ha causato, verso la fine del Novecento, un certo incremento della tecnologia nucleare. Un vantaggio, peraltro, non indifferente.

Problemi del nucleare: la paura

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Il problema maggiore legato all’energia nucleare è costituito dalle enormi conseguenze in caso di incidente. Basti ricordare Chernobyl, il cui dramma ha avuto un impatto globale, i cui effetti non sono ancora tuttora del tutto noti. E’ comunque vero che i progressi della scienza e della tecnologia garantiscono livelli di sicurezza indubbiamente molto più elevati.

Per quanto riguarda le inevitabili scorie radioattive, non esiste ancora un metodo per neutralizzarle definitivamente. L’unico modo di gestirle è lo stoccaggio in depositi geologici anche per migliaia di anni. Una soluzione per la quale l’Italia non dispone di spazi idonei, e che ha spesso causato manifestazioni di protesta.


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Tra gli elementi da valutare riguardo alla realizzazione delle centrali nucleari ci sono i costi notevoli. Questi riguardano sia la realizzazione degli impianti che lo smantellamento al termine dell’attività. Anche la localizzazione è da considerare: non deve ovviamente collocarsi in prossimità dei centri abitati. La ricerca scientifica è sempre impegnata per individuare strategie alternative di bonifica e smaltimento, poiché l’energia nucleare potrebbe costituire una delle più valide risorse per il futuro.

Il nucleare in Italia

Nel 1959 fu costruito il primo reattore nucleare a Ispra (Varese). Inizialmente la costruzione e l’erogazione energetica determinò fervore nel paese in positivo. Nel 1966 si raggiunse una produzione di quasi quattro miliardi di kWh di energia. La penisola italiana era il terzo produttore al mondo di energia di origine nucleare. Si costruirono diverse centrali, da nord a sud.

Dopo Chernobyl si diffuse preoccupazione e critica nei confronti di questo tipo di energia. I cantieri pronti per aprire nuove centrali nucleari chiusero. La situazione si fece tale che nel novembre del 1987 si tenne un referendum sul nucleare. Gli italiani votarono all’abrogazione della produzione energetica nucleare.