Estrazione Petrolio: procedure e impatto ambientale

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20/04/2021

Il petrolio è estratto dal sottosuolo attraverso l’installazione di pozzi petroliferi, ossia di impianti specifici che praticano un foro molto profondo nel terreno e attraverso una pompa meccanica estraggono questo combustibile fossile dai giacimenti. Questo comporta notevoli impatti negativi sull’ambiente.

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I pozzi petroliferi possono essere di due tipologie, a seconda di dove si trovano: quelli di terra e quelli di mare, entrambi pericolosi per l’ambiente come vedremo tra poco. Prima di tutto, però, cerchiamo di capire in modo più approfondito come avviene l’estrazione petrolio dai pozzi e con quali meccanismi è possibile ricavare questa importantissima quanto dannosa materia prima.

La perforazione del sottosuolo

Quando viene rilevato un giacimento petrolifero nel sottosuolo, la prima cosa che viene fatta è la perforazione ossia la realizzazione di un foro molto profondo nel terreno. Generalmente si arriva a scavare dai 5 agli 8 km di profondità. Trattandosi di perforazioni di grandi dimensioni, mano a mano che si procede con lo scavo all’interno del foro si iniettano delle sostanze fangose per rafforzare le pareti ed evitare eventuali crolli strutturali.


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Una volta effettuato il foro e viene raggiunto il giacimento petrolifero, si procede all’inserimento degli appositi tubi che serviranno per l’operazione successiva: l’estrazione di petrolio vera e propria.

Estrazione petrolio: come avviene

L’estrazione del petrolio può avvenire in due modalità differenti, a seconda della pressione del sottosuolo. Se infatti questa è sufficiente, la materia prima riceve una tale spinta verso l’alto da risalire in superficie senza alcun intervento specifico. In sostanza, in molti casi nel sottosuolo la pressione fa sì che il petrolio salga all’interno dei tubi e raggiunga il pozzo petrolifero in autonomia.

Quando la pressione nel sottosuolo non è sufficiente, bisogna installare delle pompe che forniscono la spinta necessaria affinché il petrolio riesca ad affiorare in superficie. Una volta estratto, il petrolio finisce in serbatoi temporanei o collegati con gli oleodotti per trasporto e distribuzione.

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L’estrazione petrolio appena descritta va avanti fino a quando dal sottosuolo non fuoriesce più nulla. Un giacimento petrolifero quindi, una volta individuato, è completamente svuotato fino a esaurimento della materia prima.

Fracking e rischio sismico

Sono stati messi a punto metodi che permettono di estrarre maggiori quantità di materia prima nei giacimenti caratterizzati da rocce impermeabili o poco permeabili. Tra queste tecniche troviamo anche il fracking (o fratturazione). In sostanza la roccia è rotta attraverso l’inserimento nel sottosuolo di ingenti volumi di liquidi, sparati ad una pressione molto elevata.

Questi liquidi sono spesso reinseriti nel sottosuolo, provocando un elevatissimo stress nelle rocce interessate. Questo metodo di estrazione petrolio compromette quindi il sottosuolo e sembra essere il responsabile di diversi terremoti. La correlazione ormai è dimostrata. Si tratta quindi di una pratica che non solo inquina l’ambiente ma rischia anche di provocare smottamenti sismici di portata non trascurabile.


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