Feci dei cani non raccolte: inquinamento per l’ambiente e altri pericoli

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La cattiva consuetudine di non raccogliere le feci del proprio cane rischia di creare dei problemi seri all’ambiente e anche alla salute dell’uomo. Come provano i test scientifici i rifiuti biologici degli amici a quattro zampe sono un pericolo da non ignorare, infatti rischiano di inquinare l’ambiente e le acque con batteri e agenti dannosi. Già da diversi anni le amministrazioni pubbliche stanno spingendo per obbligare i padroni dei cani a raccogliere i bisognini dei loro amici, un po’ per una questione di educazione e di civiltà, ma anche per la salute pubblica.

Da tempo si stanno rifornendo le città di cestini biologici, sacchetti per la raccolta e multando i trasgressori, tuttavia i proprietari di cani che raccolgono le feci sono ancora troppo pochi, anche se sarebbe così semplice usando gli appositi sacchetti. Probabilmente non c’è coscienza del problema che queste possono determinare per la salute e per l’ambiente. Le feci dei cani infatti dopo essersi seccate e polverizzate, restano nel terreno. Parte resta nell’aria che respiriamo e parte, con la pioggia, penetra nelle falde.

Un altro problema è dato dal fatto che molti cani mettono in atto la coprofagia, cioè ingeriscono le proprie feci o quelle di altri animali. Non raccogliere le feci del proprio cane quindi mette a rischio la salute di altri cani o dello stesso che ha defecato. D’altra parte i cani non sono carnivori obbligati e possono anche alimentarsi di quello che trovano nell’ambiente.

Test scientifici dimostrano inquinamento da feci di cane

Alcuni studi americano hanno dimostrato come le feci dei cani stiano pesando sull’inquinamento e come stiano contaminando l’ambiente e mettendo in pericolo la salute dell’uomo. Non è raro che le feci dei cani contengano una specifica tipologia di Escherichia Coli capace di resistere agli antibiotici e che potrebbero anche contenere altri agenti patogeni pericolosi per le persone. In particolare si tratta di microrganismi molto pericolosi responsabili di malattie come la salmonella, la toxoplasmosi e di infezioni parassitarie a carico dell’apparato digerente. Ovviamente stimare quanto sia il peso dei rifiuti biologici di cani non è stato semplice, ma grazie ad un test genetico su ben 11 marcatori fatto su un campione di acqua è stato possibile.

Si è così riusciti a distinguere nei campioni i batteri ed gli agenti patogeni di origine umana e canina. Una buona percentuale erano di origine canina, quindi dalle feci dei cani, soprattutto nei campioni di acqua presi nei fiumi adiacenti a centri urbani e in riserve di acqua piovana. Solo il 5% dei batteri fecali che si sono rintracciati nell’acqua appartengono all’uomo, il resto è di origine animale. Questi i risultati iniziali del test che è solo nella sua prima fase, ma che presto permetterà di verificare l’andamento dell’inquinamento da feci dei cani non raccolte. Ad ogni modo tenendo conto che ogni cane produce quasi 20 chili di escrementi, il bilancio può aumentare, se i padroni non si decidono a perdere questa cattiva abitudine.

Lo smaltimento delle feci dei cani non va preso alla leggera, perché si tratta di escrementi potenzialmente pericolosi. Per questo meglio fare attenzione anche quando si raccolgono: utilizzando possibilmente  una palettina, utilizzando sacchettini biodegradabili, di carta o cartone. Se ne avete la possibilità gettateli nel compost, esistono dei contenitori molto funzionali per riportare le feci a casa, totalmente inodore. In questo modo le feci del cane diventeranno un ottimo fertilizzante. Esistono anche sacchetti che si dissolvono con l’acqua e che quindi vi permettono di gettare gli escrementi del cane nel WC senza problemi.

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