Fertilizzanti sintetici: quanto inquinano realmente?

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22/12/2022

Un nuovo studio dell’Università di Torino ha confermato il danno a livello di impatto ambientale dei fertilizzanti sintetici. Ti sei mai chiesto se i fertilizzanti sintetici, usati per proteggere la frutta e gli ortaggi da insetti e parassiti, inquinino l’ambiente? La risposta è sì, contribuiscono alle emissioni di gas serra. Andiamo a scoprire quanto inquinano i fertilizzanti sintetici.

Fertilizzanti
A Torino un team di ricercatori, guidato da un team di ricercatori dell’Università di Torino, in collaborazione con i laboratori di Greenpeace all’Università di Exeter, hanno studiato quanto inquinano i fertilizzanti sintetici in termini di Co2 prodotta.

Fertilizzanti sintetici: dove si trova il problema

Inquinamento, Gas
Secondo la ricerca pubblicata su Nature Scientific reports si aggiunge all’insieme di studi che dimostrano che l’utilizzo di questi prodotti debba essere ridotto progressivamente, in favore di soluzioni ecosostenibili. Il sistema agroalimentare globale si sostenta grazie soprattutto all’utilizzo di una sostanza: l’azoto sintetico (N), questa viene utilizzata in tutto il mondo per aumentare la resa delle colture. In pratica però il suo utilizzo comporta una serie di problemi, legati alla produzione, al trasporto e all’uso in campo.

Gli autori dello studio hanno scoperto, dopo diverse analisi, che la filiera dei fertilizzanti N sintetici “è stata responsabile di emissioni stimate pari a 1,13 GtCO2e nel 2018”. Cifre, queste, che rappresentano il 10,6% delle emissioni agricole ed esattamente il 2,1% delle emissioni globali di gas serra.

Secondo gli autori dello studio:

“La produzione di fertilizzanti N sintetici ha rappresentato il 38,8% delle emissioni totali associate ai fertilizzanti N sintetici, mentre le emissioni in campo hanno rappresentato il 58,6% e il trasporto il restante 2,6%”.

Fertilizzanti sintetici: come ridurre l’impatto sull’ambiente

Inquinamento
Stefano Menegat dell’Università di Torino, dice:

“Possiamo produrre cibo a sufficienza per una popolazione in crescita con un contributo molto minore alle emissioni globali di gas serra, senza compromettere le rese”

L’analisi rivela anche che i primi quattro emettitori, Cina, India, Stati Uniti e l’Unione Europea, rappresentano il 62% del totale delle emissioni. Quello che hanno fatto i ricercatori della pubblicazione è un lavoro certosino, poiché hanno dato vita al più grande database di dati disponibili per quanto riguarda le emissioni di N₂O nel suolo.

Sicuramente queste emissioni possono essere ridotte, diminuendo l’agricoltura e gli allevamenti di tipo intensivo, poi procedendo con una regolamentazione a livello comunitario e poi globale, attraverso delle pratiche agricole e tramite la riduzione di carne e prodotti lattiero-caseari.