Foreste boreali a rischio: il cambiamento climatico tocca anche loro

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31/08/2022

Uno studio ha dimostrato che gli alberi giovani faranno più fatica a crescere con l’aumento delle temperature e le diminuzioni della pioggia. Andiamo a vedere come la crisi climatica andrà ad interessare una delle zone più suggestive del mondo, la foresta boreale.

Conifere, Neve

La crisi climatica sta peggiorando la vita delle foreste a tutte le latitudini e non fanno eccezione purtroppo quelle boreali, le immense foreste di conifere (chiamate anche taiga) che costituiscono da sole un terzo della massa forestale mondiale.

Foreste boreali: la ricerca sul cambiamento climatico

Conifere, Neve

Un gruppo di ricercatori del dipartimento di Risorse forestali della University of Minnesota ha compiuto un esperimento di cinque anni all’aria aperta per vedere le risposte alle alterazioni climatiche e all’assenza di pioggia di nove specie di alberi che crescono a quelle latitudini.

Lo studio, uscito su Nature, ha evidenziato che anche delle piccole alterazioni del clima possono creare grandi cambiamenti nelle foreste boreali. Nell’esperimento, gli scienziati hanno coltivato all’aria aperta dei giovani alberi tipici delle foreste boreali, riscaldandoli per 24 ore su 24 con delle lampade infrarossi e dei cavi per il riscaldamento del suolo in base ai possibili scenari di riscaldamento del clima previsti nei prossimi cinquant’anni circa.

Oltre a questo, una parte delle piante è stata coperta durante alcuni temporali con dei teloni, per simulare una riduzione delle precipitazioni di circa il 30%.

Allarme foresta boreale: i risultati allarmanti

Conifere, Neve

I risultati non sono molto incoraggianti: la maggior parte delle piante, soprattutto conifere come l’abete balsamico, l’abete bianco e il pino strobo, hanno mostrato delle «gravi riduzioni nella crescita». Nonostante alcune tipologie di alberi (gli aceri e le querce) mostrino segni di crescita con l’aumento delle temperature, questi sono troppo poco diffusi nella foresta boreale per riempire il vuoto lasciato dagli altri alberi.

Peter B. Reich, il primo firmatario dello studio, ha commentato:

“Nel migliore dei casi ci sarà una versione impoverita rispetto a quella attuale, nel peggiore potrebbe includere alti livelli di arbusti invasivi, che sono già comuni ai confini meridionali di queste foreste e che si stanno spostando rapidamente verso Nord”.