Fotovoltaico: come si può immagazzinare l’energia in eccesso

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02/10/2022

Con un impianto fotovoltaico si produce energia e questa può essere autoconsumata tutta o solo in parte. Nel caso venga consumata solo parte dell’energia, la restante può essere immessa nella rete. Infatti, l’energia emessa in eccesso con il proprio impianto fotovoltaico non va persa. Andiamo a scoprire cosa succede quando  viene prodotta più energia con un impianto fotovoltaico.

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Sicuramente il fotovoltaico è tra le migliori soluzioni per l’inquinamento.

Energia fotovoltaica: come utilizzare l’energia in eccesso

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Il fotovoltaico può produrre una certa quantità di energia, la quale nel caso in cui venisse prodotta in eccesso, la si può immettere nella rete pubblica, attraverso lo scambio sul posto (detto SSP) e ricevere così un contributo. Lo scambio sul posto viene disciplinato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e regolato economicamente dal Gestore dei servizi energetici. Quando ad esempio di notte l’impianto non produce, è necessario prelevare energia dalla rete ed è per questo che si ha lo scambio.

Per l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico esistono diverse tipologie di energia:

energia prodotta in eccesso che si immette nella rete
energia prelevata dalla rete quando l’impianto non produce

Questi due elementi servono per calcolare il contributo dello scambio sul posto.

Energia fotovoltaica: lo scambio sul posto

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Con lo scambio sul posto, si riceve un contributo che copre solo una parte dei costi che si sostengono per acquistare l’energia. Ciò si traduce nel fatto che si ha un vantaggio maggiore se si riesce ad autoconsumare tutta l’energia dell’impianto senza doverne acquistare di altra.

Comunque, il contributo dello scambio viene dato dal gestore sotto forma di bonifici periodici sul conto corrente e in particolare tramite due acconti semestrali, uno a giugno e uno a novembre e un conguaglio a giugno dell’anno successivo. Se l’energia che si produce in più non viene rimborsata, si può ricevere una liquidazione in denaro dell’eccedenza che viene considerata come una forma di reddito e viene tassata. Oppure si può trasformare l’eccedenza in un “credito”: l’energia viene messa da parte per essere sfruttata negli anni successivi.

Questo è utile quando l’impianto non produrrà più bene (quando diventerà più vecchio ed usurato) oppure quando il fabbisogno di energia aumenterà