Emergenza climatica: gli effetti in Zimbabwe

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07/09/2022

La forte siccità che ha colpito lo Zimbabwe ha messo in pericolo numerose specie di animali che sono state trasferite dal sud al nord del Paese, grazie all’operazione “Rewild Zambezi”. Andiamo a scoprire di cosa si tratta.

Zimbabwe

Un viaggio di circa 700 chilometri per trasportare oltre 2.500 animali selvatici dal sud al nord dello Zimbabwe.

Rewild Zambezi: l’iniziativa per gli ecosistemi

Trasporto, Elefanti

Si tratta della recente operazione “Rewild Zambezi” che ha trasferito circa 400 elefanti, 2.000 impala, 70 giraffe, 50 bufali, 50 gnu, 50 zebre, 50 antilopi, 10 leoni e un branco di 10 cani selvatici nei parchi di Sapi, Matusadonha e Chizarira del nord dello Zimbabwe, per salvarli dagli effetti della crisi climatica.

La Save Valley Conservancy situata nel sud del Paese è diventata un’area inabitabile dopo che la totale mancanza di precipitazioni atmosferiche dell’ultimo periodo, non solo ha inaridito la terra, ma ha anche prosciugato i corsi d’acqua, di fatto rendendo difficile la sopravvivenza della maggior parte delle specie animali di questo habitat.

Quali sono le impressioni dell’autorità nazionale per la gestione dei parchi

Siccità

In un’intervista ad Associated Press Tinashe Farawo, il portavoce dell’autorità nazionale per la gestione dei parchi, ha dichiarato come questa volta la minaccia cui erano esposti gli animali non era il bracconaggio, bensì la mancanza di acqua.

Tinashe Farawo ha dichiarato:

“Per anni abbiamo combattuto il bracconaggio e proprio mentre stiamo vincendo questa guerra, il cambiamento climatico è emerso come la più grande minaccia per la nostra fauna selvatica. Molti dei nostri parchi stanno diventando sovrappopolati e c’è poca acqua o cibo. Gli animali finiscono per distruggere il loro stesso habitat, diventando un pericolo per se stessi, e invadono gli insediamenti umani vicini per il cibo provocando un conflitto incessante”.

Lo Zimbabwe, infatti, ha anche problemi di sovrappopolamento di elefanti ospitandone attualmente almeno 100mila esemplari, il doppio rispetto ai 45mila che sarebbero la capienza massima prevista per l’area dei parchi del Paese.