Cos’è la globalizzazione? Significato, storia e impatto sociale

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Globalizzazione

La globalizzazione è un fenomeno più che attuale: la nascita di questo concetto viene fatta risalire al XX secolo, ma a ben guardare è stato con l’inizio del XXI secolo che la globalizzazione ha raggiunto il suo culmine. Si tratta di un fenomeno piuttosto intuitivo, che riguarda l’aumento progressivo e capillare degli scambi e degli investimenti internazionali. Il mondo globalizzato è il mondo di oggi, in cui le economie nazionali sono sempre più interdipendenti, il commercio non ha quasi più barriere, le comunicazioni sono di una semplicità disarmante, anche da un lato all’altro della Terra. 

Il fenomeno della globalizzazione è senza dubbio interessante e deve essere affrontato secondo ottiche e punti di vista differenti. Se dapprima si trattava di un concetto che investiva la sfera puramente economica, oggi la globalizzazione investe ogni ambito della nostra vita: da quello sociale a quello culturale; dalla politica allo sviluppo tecnologico. Siamo ormai abituati ad acquistare abiti che vengono prodotti in Cina, a guardare film americani, a mangiare cibo giapponese, thailandese e via dicendo. Questo è ormai un mondo globalizzato. Come vedremo tra poco, i cosiddetti “no-global” si oppongono fortemente a questo fenomeno, che se da un lato ha degli aspetti sicuramente positivi, dall’altro nasconde limiti e pericoli non indifferenti.

Le cause della globalizzazione

Il motore della globalizzazione è l’economia: è stato infatti grazie alla sempre maggior interdipendenza delle varie economie locali che si sono create altre dipendenze, di tipo sociale, culturale, politico, commerciale e via dicendo. Le cause della globalizzazione sno però da rintracciare in diversi aspetti, che si sono verificati tutti più o meno nello stesso periodo storico. Tali cause sono le seguenti:

  • L’abolizione delle barriere doganali, che ha consentito il libero scambio e quindi una sorta di unificazione del mercato mondiale;
  • Lo sviluppo dei trasporti su scala mondiale, che ha permesso di commercializzare i prodotti da una parte all’altra del globo con minori costi ma al tempo stesso ha dato una spinta non da poco alla delocalizzazione produttiva;
  • Lo sviluppo delle nuove tecnologie, che ha dato una spinta propulsiva alle comunicazioni internazionali.

I lati oscuri della globalizzazione

GlobalizzazioneCome abbiamo accennato, i cosiddetti no-global si oppongono fortemente a questo fenomeno che ha investito l’intero Pianeta. I motivi sono opinabili ma bisogna riconoscere che la globalizzazione nasconde una serie di lati oscuri non trascurabili. Le multinazionali, proprio grazie a questa capillarità economica, hanno iniziato a mettere in atto un processo di delocalizzazione produttiva molto rischioso. Hanno cioè spostato parti o addirittura intere produzioni nei Paesi meno sviluppati e lo hanno fatto per godere di diversi vantaggi: costo della manodopera inferiore, tassazione ridotta e meno regole da rispettare anche per la difesa dell’ambiente. Quest’ultimo punto non deve essere sottovalutato: le multinazionali approfittano di questa situazione per non rispettare le regole rigide imposte nei Paesi più sviluppati. Questo significa che spostano l’inquinamento massiccio e spesso senza ritegno nelle zone dell’Est o del Sud del Mondo, perchè qui i governi non hanno ancora intrapreso politiche di tutela ambientale rigide. Il problema del degrado ambientale, però, non può essere spostato: investe tutto il mondo e la globalizzazione rischia di peggiorare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa. 

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