Guerra dei Sei Giorni: il conflitto che 50 anni fa cambiò il Medio Oriente

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Il 5 giugno di 50 fa iniziava un conflitto che durò per pochissimo ma che cambiò in modo decisivo l’assetto del Medio Oriente: la Guerra dei Sei giorni, combattuta tra Israele ed una coalizione di paesi arabi. Questo conflitto relativamente recente rappresenta in qualche modo un punto di svolta notevole: le conseguenze sugli Stati e sulle popolazioni coinvolte si possono notare ancora oggi e fanno parte della nostra storia. La vittoria di Israele e l’instabilità geopolitica generata dalla guerra dei sei giorni, secondo alcuni studiosi, è alla base di diversi problemi attuali, tra cui anche il terrorismo. 

Perchè è scoppiata la Guerra dei Sei giorni

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Le cause della guerra devono essere ricercate nelle tensioni che da sempre sono esistite tra gli stati arabi ed Israele, ritenuto un insulto a Dio e alla storia. Le tensioni si sono inasprite quando, dopo la Crisi di Suez del 1956, Gamal Abdel Nasser divenne di fatto Presidente dell’Egitto. La politica panaraba di Nasser, determinato a sconfiggere lo stato di Tel Aviv, fu appoggiata e sostenuta anche da Siria e Giordania, che accettarono di formare una coalizione araba contro Israele. Il 22 maggio 1967 Nasser fece interdire la navigazione delle navi israeliane negli stretti di Tiran, nonostante Tel Aviv avesse già annunciato che si sarebbe trattato di un casus belli. In sostanza, Nasser fornì ad Israele un’occasione da prendere a volo. E così fu.

Il 5 giugno 1967 ebbe di fatto inizio la disfatta della coalizione araba guidata da Nasser: le forze armate israeliane, guidate dal generale e capo di Stato Moshe Dayan, distrussero in un solo attacco ben 300 velivoli militari dell’esercito egiziano, colto del tutto di sorpresa.

Le conquiste di Israele

Dopo il primo attacco, le forze corazzate israeliane avanzarono rapidamente, conquistando prima la striscia di Gaza e la penisola del Sinai e avanzando poi alla conquista della Città vecchia di Gerusalemme e di tutta la regione della West Bank. Tel Aviv riuscì ad avere la meglio, nonostante le previsioni che di certo non vedevano una vittoria così rapida ed efficacie. Il 7 giugno 1967 Israele e Giordania cessarono il fuoco, accettando le richieste dell’Onu, ed il giorno seguente fece lo stesso anche l’Egitto. La Siria fu l’ultima ad arrendersi, il 10 giugno, dopo che l’esercito israeliano conquistò anche le alture del Golan.

Il bilancio della Guerra dei Sei giorni

Il bilancio della guerra dei Sei giorni fa ancora oggi venire i brividi: Israele fu lo Stato che meno di tutti dovette contare le proprie vittime, che ammontarono a meno di 1.000. Furono gli arabi a pagare a carissimo prezzo questo conflitto, di breve durata ma decisamente rovinoso: oltre 20 mila morti e centinaia di aerei, cannoni e veicoli distrutti. La risoluzione della Guerra dei Sei giorni, a dire il vero, non c’è mai stata ed i segni di questo conflitto sono evidenti ancora oggi. Le tensioni tra israeliani ed arabi continuano ad esistere: come abbiamo detto in apertura di questo articolo, le radici di questa guerra devono essere ricercate in un passato ben più lontano ed in un’ideologia non solamente politica ed economica. Anche se come ormai sappiamo bene, quest’ultima tira sempre le fila di ogni conflitto moderno.

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