Guida all’inerbimento del frutteto

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19/01/2021

L’inerbimento controllato del frutteto consiste nel mantenimento di un manto erboso sulla superficie del frutteto, dell’oliveto o del vigneto. Tale copertura vegetale può essere spontanea o seminata e consente di proteggere il suolo dall’erosione, dalla perdita di azoto e dalle erbe infestanti.

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L’inerbimento è una pratica molto semplice e apprezzata nella cultura agricola. Infatti si tratta di una tecnica di gestione del suolo con un impatto ambientale davvero basso. La presenza di erba sul suolo consente di controllare la crescita delle erbe infestanti e salvaguardare la biodiversità. Questo metodo riscuote sempre più successo in quanto semplice, pratico ed ecologico, e può adattarsi bene a tutte le situazioni.

Inerbimento controllato: vantaggi, limiti e come farlo

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Lo sviluppo della copertura erbosa consente di contrastare la crescita delle erbe infestanti e di assicurare la protezione dai processi di erosione. L’erosione del suolo è la progressiva rimozione della superficie del suolo a causa di agenti fisici, generalmente acqua o vento. Quando piove infatti un terreno privo di copertura vegetale tende ad essere più soggetto a questo fenomeno, che comporta gravi conseguenze sulla qualità del suolo.


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I principali vantaggi che si ottengono sono:

  • il mantenimento della biodiversità, sia in termini di microrganismi sia di insetti impollinatori;
  • il mantenimento della struttura del suolo e della sostanza organica;
  • la riduzione dei fenomeni di erosione;
  • la riduzione delle perdite di azoto;
  • una minore escursione termica;
  • il miglioramento dell’infiltrazione dell’acqua piovana nel suolo.

I limiti dell’inerbimento e come rimediarvi

Il limite principale di questa pratica è dato dalla alta richiesta idrica della copertura vegetale, che si va a sommare a quella già attiva di frutteto, vigneto o oliveto. Questo svantaggio è molto sentito soprattutto nelle zone siccitose, e dipende ovviamente dalla disponibilità idrica e dall’entità dell’appezzamento.

Una valida alternativa a questo problema può essere rappresentata dall’inerbimento temporaneo o da quello tra i filari. Nel primo caso, si può lasciare il frutteto inerbito soprattutto durante la stagione piovosa, per ridurre i fenomeni di erosione del terreno e di perdita della sostanza organica, senza mantenerlo in primavera ed estate.

Nel secondo caso si può praticare l’inerbimento soltanto tra i filari e non su tutta la superficie coltivata: riducendo l’entità del manto erboso si ridurrà anche la richiesta idrica.

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Inerbimento: quali specie utilizzare

Nel caso di inerbimento seminato, per aumentare la biodiversità si consiglia di ricorrere a miscugli variegati di sementi. Tra le specie che si prestano meglio a questa pratica ci sono il trifoglio bianco (leguminosa), la festuca o il loietto inglese (graminacee). La semina può essere fatta a spaglio lanciando a mano delle piccole quantità di semi mentre si cammina nell’appezzamento.


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