Inquinamento plastico del mare, Legambiente: “Italia apripista in Europa”

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foto da improntaunika.it

L’Italia è in prima linea tra i paesi europei nella lotta contro l’inquinamento del mare causato dai rifiuti di plastica”. Lo ha detto il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, durante PolyTalk, il convegno di Malta dedicato all’impatto ambientale dei materiali plastici organizzato da PlasticsEurope, la federazione europea dei produttori di materie plastiche. Nei mari, oggi, galleggiano 110 milioni di tonnellate di plastica: si stima che nel 2050 ci saranno più rifiuti plastici che pesci.

Il Belpaese, come ha ricordato Legambiente, detiene il lusinghiero primato per quanto riguarda il contrasto all’inquinamento da plastica. Numerose le iniziative italiane negli ultimi anni: dal bando sui sacchetti del 2012 agli articoli della legge di bilancio del 2018 sulle microplastiche cosmetiche e cotton fioc non biodegradabili, passando per la sperimentazione nei porti del conferimento dei rifiuti ripescati senza costi a carico dei pescatori del 2015.

Il progetto UE: riciclo plastica al 100% nel 2030

Lo scorso gennaio la Commissione europea aveva dichiarato guerra alle confezioni usa e getta in plastica, di cui attualmente viene riciclato soltanto il 30%, per arrivare all’utopistico riciclo totale entro il 2030. Un obiettivo difficile e ancora lontano, nonostante qualche passo sia già stato fatto. Dopo le campagne di sensibilizzazione nei confronti di cittadini e imprese – ad esempio sull’utilizzo di dispenser acqua per limitare la produzione, il trasporto e il consumo di bottigliette di plastica, responsabili di enormi emissioni di anidride carbonica – le istituzioni europee metteranno a punto nuove regole per uniformare il packaging, rendere i contenitori di plastica più facilmente riciclabili e gettare le basi per una nuova economia circolare della plastica. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è ridurre i rifiuti sulla terra, nell’aria e nei mari, risparmiando anche 100 euro per ogni tonnellata di plastica raccolta.

In questo contesto, l’Italia ha fatto da apripista. Durante PolyTalk Legambiente ha chiesto che le normative italiane in tema di inquinamento plastico siano “replicate e copiate in tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo, compresi i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente“, dichiarando guerra all’usa e getta e all’utilizzo illimitato di acqua in bottiglia, a favore di alternative compostabili.

Il monitoraggio della plastica nel Mediterraneo

Intanto a Siena è stato lanciato “Plastic busters Mpas”, un progetto finanziato dall’UE che durerà, almeno inizialmente, 4 anni. 15 Paesi, tra cui Italia, Spagna, Grecia e Croazia, uniranno le forze per salvare dall’inquinamento da plastica il Mediterraneo, in particolare aree marine protette come il Santuario Pelagos e l’Arcipelago toscano. I Paesi aderenti al progetto inizieranno monitorare insieme la biodiversità del mare, creando un network di governance condiviso per fare una diagnosi dello stato di salute del mare nostrum e dell’impatto delle macro e micro-plastiche.