Jeans ecosostenibili, ora è possibile

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I jeans sono senza dubbio gli indumenti più indossati da sempre, sia per la loro estrema praticità che per l’aspetto estetico, un evergreen per ogni fascia d’età. Le infinite varianti di questi pantaloni ne consentono un impiego per tutte le occasioni, anche quelle più eleganti.

Secondo recenti statistiche, oltre il 95% delle persone intervistate indossa jeans almeno una volta alla settimana e quasi l’80% li acquista nuovi e non di seconda mano.

Ma, oltre a rappresentare un cult senza tempo della moda, l’utilizzo e la creazione del denim (tessuto con cui vengono confezionati i jeans), comporta gravi conseguenze per l’ecosistema e per la salute umana.

Impatto ambientale della produzione di jeans

Shopalike ha realizzato uno studio sulla sostenibilità ambientale dei jeans evidenziando diverse problematiche e sottolineando l’aspetto non trascurabile che la maggioranza dei consumatori non acquisti jeans di seconda mano, bensí nuovi: in questo modo viene incentivata la produzione di tali indumenti con disastrose conseguenze a livello ambientale.

La produzione dei jeans viene considerata tra le attività maggiormente dannose per l’ambiente sotto due aspetti; da un lato per la coltivazione del cotone e dall’altro per la lavorazione dei pantaloni.

Il cotone è una fibra naturale per la cui crescita è necessaria un’ingente quantità d’acqua; tale esigenza provoca dannose conseguenze in quanto tende ad impoverire le riserve idriche della terra. Per la crescita di un chilo di cotone sono infatti necessari circa 10 mila litri di acqua. Il cotone è il materiale principale con cui viene prodotto il denim, che è il tessuto con cui vengono confezionati i jeans, infatti assorbe oltre il 35% di tutta la produzione di cotone, classificandosi come il tessuto che ne consuma la percentuale più alta.

La ricerca evidenzia inoltre che per conferire maggiore resistenza ai vegetali, i coltivatori fanno uso di sostanze chimiche come i pesticidi che si comportano come pericolosi agenti inquinanti per il terreno e per le falde acquifere.

Per quanto riguarda la lavorazione del tessuto, sono necessari alcuni passaggi finalizzati a trasformare il cotone grezzo in quello tipico dei jeans, tali operazioni richiedono varie fasi. Innanzitutto il filo del tessuto deve essere trattato con una tinta indaco (la tipica tonalità blu dei jeans), che viene realizzata tramite una miscela di prodotti chimici disciolti in grandi quantità d’acqua. La tintura per i jeans non si scioglie naturalmente in acqua, ma richiede l’aggiunta di metalli pesanti e sostanze chimiche, pertanto le fibre di cotone vengono immerse in tali miscele fino a dieci volte prima di raggiungere la tonalità desiderata dal produttore. A questo punto il denim deve essere trasformato in jeans, attraverso quattro fasi lavorative: la prima si realizza un lavaggio con la pietra pomice, che di solito provoca notevoli danno funzionali alle lavatrici professionali.

Successivamente per ottenere il caratteristico aspetto vintage si procede con la tecnica della sabbiatura, estremamente dannosa per i lavoratori che vengono a contatto con i prodotti utilizzati. A tal proposito, molte organizzazioni sanitarie hanno vietato l’uso di questa metodica.

Una delle caratteristiche peculiari di questo indumento è lo sbiancamento, un trattamento che utilizza sostanze particolarmente dannose per gli operai che entrano in contatto con esse durante i cicli produttivi.

Pertanto si può dire che tutta la fase di lavorazione di questi pantaloni contribuisce a danneggiare l’ambiente.

Per lo sbiancamento del tessuto, viene impiegato invece il permanganato di potassio, che non soltanto provoca corrosione a livello delle apparecchiature industriali, ma determina ingenti danni ai lavoratori che lo manipolano.

Come può essere risolto tale impatto ambientale

Per realizzare un’inversione di tendenza rivoluzionando le tecniche produttive dei jeans nel rispetto della salute ambientale, numerose industrie hanno optato per metodi di produzione più rispettosi dell’ambiente, impiegando tinture naturali, e sperimentando idee innovative in relazione a diverse tecnologie come ad esempio quella laser.

La riduzione dell’uso dei pesticidi e la diminuzione nel consumo di acqua per le coltivazioni di cotone, rappresentano due presupposti fondamentali per ottenere un basso impatto ambientale. Alcune industrie hanno deciso di utilizzare varianti di cotone da trattare con tinture eco-friendly di tipo vegetale o anche schiume speciali che non prevedono l’impiego di acqua.

Per colorare il denim vengono utilizzati metodi naturali come il Chitosano oppure la tintura all’azoto, che è in grado di concentrare la colorazione indaco senza l’uso di sostanze industriali.

Per le finiture dei jeans, il lavaggio con la pietra pomice viene sostituito con una metodica bio che utilizza enzimi come la cellulasi oppure una tecnologia all’ozono mediante l’azione di laccasi.

La tecnologia laser consente di realizzare l’effetto whisker.

Tutte queste metodiche consentono di ottenere dei jeans ecosostenibili nel rispetto della salute ambientale.

Sarebbe consigliabile che gli acquirenti si documentassero sulla politica di sostenibilità adottata dai brand produttori di jeans prima di un acquisto, oppure utilizzassero indumenti di seconda mano.

Aziende come Rifò hanno prodotto i primi indumenti realizzati in denim riciclato e rigenerato. In base agli innovativi processi di produzione utilizzati da Rifò, per produrre un indumento in denim vengono utilizzati soltanto 80 litri di acqua contro i tremila che normalmente sono richiesti nella realizzazione di un indumento in cotone vergine.



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