Il Lago Aral è diventato un deserto: ecco come l’uomo distrugge l’ambiente

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Il lago Aral, o almeno quel poco che oggi rimane di quello che fino a qualche decennio fa era il quarto lago più grande del mondo, è ormai diventato un vero e proprio simbolo. Un simbolo degli enormi danni che la mano umana può fare su un ambiente già provato e devastato da inquinamento e deforestazione. La storia del Lago Aral è triste, ma lo sono ancora di più le fotografie che immortalano l’immensa distesa desertica che oggi lo sostituisce. Questo lago salato, posto al confine tra il Kazakistan e l’Uzbekistan, si è inesorabilmente prosciugato tanto che dal 1960 ad oggi la sua superficie si è ridotta di ben il 75%. Quello che resta oggi di questo lago è solo sabbia, con qualche barca arrugginita che ricorda solamente quanto la mano dell’uomo possa fare disastri sull’ambiente. 

Le cause della scomparsa del Lago Aral

Lago-aralLe immagini e le fotografie parlano già molto chiaro: ammirare quel che oggi resta del Lago Aral è sicuramente sconfortante e viene da chiedersi come sia potuto accadere che un lago di tali dimensioni sia potuto scomparire in così poco tempo. Le ragioni di quello che è stato definito il più grande disastro ambientale per mano dell’uomo mai avvenuto sono però molto chiare. Il regime sovietico, ai tempi della Guerra Fredda, ha dato il via ad un progetto di deviazione dei due fiumi che si immettevano nel lago, attraverso un sistema di canali. Tale progetto rispondeva a delle esigenze economiche, naturalmente: l’acqua dei due fiumi infatti fu utilizzata per irrigare le aree in cui vennero create delle colture intensive. Naturalmente, senza questi due bacini idrici, il lago ha iniziato a ritirarsi ed il fenomeno è stato ulteriormente aggravato dal surriscaldamento globale e dalla conseguente evaporazione delle acque.

Il Lago Aral oggi: una distesa tossica da bonificare

Come se non bastasse, quello che rimane oggi al posto del Lago Aral è un’immensa distesa desertica e tossica. Sempre per favorire le colture intensive di cotone, infatti, in passato furono impiegati diserbanti altamente tossici che inquinarono inevitabilmente il terreno circostante. Dove un tempo si poteva ammirare uno splendido lago di acqua salata, quindi, oggi si può trovare solamente qualche scheletro arrugginito delle navi che un tempo lo navigavano, ed un terreno gravemente compromesso dalle politiche sovietiche. Ennesima dimostrazione di quanto l’attività umana, improntata a politiche economiche imperialistiche, possa risultare pericolosa per l’ambiente e per l’ecosistema terrestre. Come ha sottolineato l’ONU, sarebbe oggi impossibile rimediare allo scempio commesso dall’Unione Sovietica: il Lago Aral è scomparso e non si può più tornare indietro. Bisogna però rimboccarsi le maniche e mettere in atto delle politiche volte alla bonifica di questo territorio, che oggi continua a pagare le conseguenze di interventi che risalgono a 50 anni fa.

Il Kazakistan verso la bonifica del Lago Aral

Il Kazakistan ha scelto fortunatamente di intraprendere delle azioni ambientali che portino ad un ampliamento del bacino rimasto del Lago Aral, mentre l’Uzbekistan sembra continuare ad inseguire politiche legate all’economia del cotone e del tutto disinteressate a questo disastro ambientale. Si stanno cercando di reintrodurre alcuni pesci nel bacino ed è in costruzione una diga che a quanto pare sarà la più grande del mondo. Il Lago Aral non tornerà mai come un tempo, ma almeno non scomparirà completamente.

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