Le microplastiche: quali sono i rischi per l’ambiente

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20/07/2022

Il problema della plastica in mare è sempre più grande poiché qui vengono smaltiti in maniera non corretta: sacchetti, piccole sfere, materiale da imballaggio, rivestimenti da costruzione, recipienti, polistirolo, nastri e attrezzi per la pesca. Andiamo a scoprire i rischi della diffusione di questi materiale nei mari e nell’atmosfera.

Microplastiche

Le microplastiche sono una vera e propria piaga per l’inquinamento del mare e dei corsi d’acqua.

Microplastiche: dove si trova il problema?

Molecole

Anche se si stanno sempre più implementando impianti di trattamento delle acque che sono in grado di intrappolare plastiche e frammenti di varie dimensioni mediante vasche di ossidazione o fanghi di depurazione, il problema è che una larga porzione di microplastiche riesce a superare questo sistema di filtraggio, finendo in mare.

Dalla plastica disciolta per via dell’effetto dei raggi ultravioletti, del vento, delle onde, dei microbi e delle alte temperature, derivano appunto le microplastiche ovvero dei frammenti di plastica che sono molto difficili da quantificare ed eliminare totalmente poiché piccolissimi (hanno un intervallo di grandezza che va dai 330 micrometri ai 5 millimetri di diametro).

Un altro problema è rappresentato dal fatto che non è facile definire quanto tempo ci metta una microplastica a deteriorarsi dato che sono sempre più resistenti e questo dipende dalla composizione originaria del prodotto in plastica.

Microplastiche: perchè sono così dannose per l’ambiente

Plastiche

Di solito si tratta infatti di plastiche antimicrobiche o composte da ritardanti di fiamma che le rendono più resistenti ai raggi ultravioletti, fino all’impermeabilità.

Le microplastiche sono molto pericolose non solo per gli habitat marini e acquatici ma anche per la salute dell’uomo e dell’ambiente, proprio perché si è stimato che il 15-20% delle microplastiche arrivino nei nostri piatti dato che vengono prima ingerite dalla fauna (in particolare da plancton, invertebrati, pesci, gabbiani, squali e balene) e poi, mangiando alcune di queste specie si è stimato che ingeriamo all’incirca 50.000 microparticelle di plastica l’anno.

Il rischio è, dunque, anche per noi esseri umani poiché gli inquinanti rilasciati dalle microplastiche possono essere ingeriti e finire nel nostro organismo interferendo con il sistema endocrino fino a produrre alterazioni genetiche.