L’ecosistema del Tamigi si sta deteriorando

Una nuova ricerca ha svelato l’attuale situazione del Tamigi, cui ecosistema è sensibilmente cambiato, con la preoccupante scomparsa di una specie autoctona e altre specie in diminuzione.

Tamigi

Un’indagine effettuata dagli scienziati sulla situazione del Tamigi (in Inghilterra) ha messo in evidenza un problema sottovalutato: la situazione delle acque dolci del mondo. Il cambiamento climatico affetta ogni ecosistema e come ha rivelato la ricerca citata, esiste un allarmante deterioramento dell’ecosistema del fiume che attraversa Londra. La ricerca si è concentrata sullo studio dei mitili, replicando un’indagine che era stata effettuata nel 1964.

Rispetto agli anni ’60, le popolazioni di cozze autoctone sono diminuite fino quasi a scomparire (-95%). Nello specifico una specie autoctona – la cozza fluviale depressa – è scomparsa del tutto e altre specie invece sono a rischio e crescono molto più lentamente del dovuto.

La scomparsa dei mitili del Tamigi

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Ogni essere vivente è fondamentale per la biodiversità e l’ecosistema, e come ha spiegato Isobel Ollard, dottoranda presso il dipartimento di zoologia dell’Università di Cambridge, ciò che rivela la ricerca sopracitata aiuta a comprendere un problema da non sottovalutare:


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Le cozze sono un ottimo indicatore della salute dell’ecosistema fluviale. È probabile che un calo così drastico della biomassa dei mitili sia un indicatore di un ambiente in deterioramento. È anche probabile che abbia un effetto a catena per altre specie, riducendo la biodiversità complessiva.

Basti pensare che una cozza adulta può filtrare fino a 40 litri di acqua al giorno ed è importante perché in questo modo sposta grandi quantità di alghe e assicura la pulizia dei fiumi.

L’indagine originale del 1964 è ulteriore prova di quanto le cozze siano essenziali per gli ecosistemi fluviali, perché non solo senza di esse il fiume risulta meno pulito, ma si fanno spazio specie invasive che negli anni ‘60 non esistevano ancora.

Gli autori della ricerca hanno dunque lanciato un avvertimento specificando quanto importante sia non sottovalutare il crollo della popolazione delle specie autoctone. A evidenziarlo anche il prof. David Aldridge, dell’Università di Cambridge e autore senior del rapporto:

Sebbene questo possa sembrare un piccolo studio piuttosto campanilistico di un singolo sito in un singolo fiume nel Regno Unito, in realtà fornisce un importante segnale di avvertimento sulle acque dolci del mondo.