Mascherine e guanti: inquinamento preoccupante

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13/03/2021

I dispositivi di protezione individuale anti-Covid, in particolare mascherine e guanti, stanno diventano la nuova minaccia ecologica. Lo smaltimento di questi dispositivi è infatti spesso scorretto. La maggior parte viene buttata per terra, e alla fine questi rifiuti si riversano in mare, determinando un vero e proprio allarme inquinamento.

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E’ allarme inquinamento a causa dello smaltimento scorretto di mascherine e guanti. Questa nuova fonte di inquinamento, che si è venuta a creare a causa dell’emergenza sanitaria che tutto il mondo sta vivendo, non è affatto facile da gestire. In primis, i materiali stessi che compongono questi dispositivi sono la prima causa di difficoltà di smaltimento.

Allarme inquinamento DPI

I dispositivi di protezione individuale (DPI), obbligatori ormai in molti Paesi a causa dell’emergenza Coronavirus, sono principalmente mascherine e guanti. Le mascherine sono composte principalmente da tre elementi: il “tessuto”, gli elastici e il gancio metallico per farle aderire al naso. Già questo rappresenta un problema: si tratta infatti di tre materiali difficilmente riciclabili. Il “tessuto” poi di solito è in realtà polipropilene (PP) un polimero plastico di fonte fossile.


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I guanti, nel migliore dei casi, sono in lattice naturale. Nel peggiore dei casi sono anch’essi in plastica e quindi rappresentano un problema per lo smaltimento tanto quanto le mascherine, se non di più. Di questi poi c’è sicuramente un utilizzo improprio e sconsiderato, che moltiplicato per tutti i cittadini determina volumi di rifiuti veramente esagerati.

Pericoli causati da mascherine e guanti

Questi dispositivi sono molto pericolosi innanzitutto per la fauna. In mare, possono essere scambiati per meduse ed essere ingeriti dai predatori, che vanno poi incontro a morte per soffocamento. Gli elastici delle mascherine rappresentano poi un rischio ulteriore, dovuto alla possibilità che questi animali vi si impiglino.

Degradandosi, questi DPI rilasciano particelle di plastica, molto dannosa per gli ecosistemi, per l’ambiente e per la salute dell’uomo. In mare queste particelle vengono inghiottite dai pesci e attraverso la catena alimentare, ce li ritroviamo nei nostri piatti. Questo processo prende il nome di biomagnificazione.