Nell’Italia delle alluvioni: la pulizia degli argini e degli alvei dei fiumi

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Solo nel corso di questo 2018 episodi di esondazioni ne abbiamo visti parecchi e tutti ci siamo resi conto della vulnerabilità del nostro territorio rispetto alle grandi piogge. Il nostro Paese sta cambiando sotto il punto di vista strutturale e sta cambiando in modo tale da non riuscire spesso più a rispondere alle precipitazioni intense: si parla di 4016 eventi drammatici, milioni di chilometri quadrati andati distrutti e di oltre 12mila morti negli ultimi 100 anni per esondazioni e frane.

Un tempo le statistiche dicono che piovesse più giorni nel corso dell’anno, ma in maniera più debole, mentre oggi piove più di rado, ma in quantità abbondante e il territorio a questo non è ancora pronto. Uno studio effettuato a livello Nazionale ha messo in evidenza che oggi ci sono più di 3600 comuni a rischio idrologico. È quindi indispensabile fare qualcosa di concreto non solo per sapere come rispondere a un’esondazione (aree urbane impermeabilizzate etc.), ma anche fare qualcosa per prevenirla. La risposta a questa necessità è impellente perché si tratta di scenari che stanno mettendo in crisi l’Italia.

Manutenzione dei fiumi: prevenire le esondazioni

Per prevenire l’esondazione di un fiume al di fuori dei suoi argini con conseguenze che purtroppo oggi conosciamo bene è indispensabile ottimizzare il convogliamento delle acque e garantire al fiume un percorso regolare anche con un maggiore volume di acqua. In sostanza bisogna mirare a una migliore gestione del territorio, pianificando bacini idrografici adeguati e soggetti a costante manutenzione.

I fiumi non devono essere costretti in spazi troppo stretti e non devono essere fatti scorrere in strutture impermeabili, anche perché così facendo si sposta semplicemente il problema più a valle. L’obiettivo di domani, quindi, è fare la manutenzione della montagna e del territorio per riportarli alla loro originaria funzione, cioè quella di trattenere l’acqua durante le piene.

Spesso i percorsi del fiume sono colonizzati da una folta vegetazione che se viene lasciata lì, da luogo a un popolamento d’alto fusto. Con il fiume in piena, si creano sbarramenti temporanei che, cedendo improvvisamente, danno il via a ondate ad alto rischio. È indispensabile quindi tenere puliti gli argini e l’alveo in generale del fiume. Questo, tuttavia, non significa fare un taglio raso di tutto (che creerebbe danno agli ecosistemi), ma semplicemente regolarlo favorendo popolamento di vegetazione che possa aiutare a contenere le acque senza tuttavia impedirne il passaggio e creare sbarramenti.

Come si puliscono gli argini dei fiumi

Per operare interventi di manutenzione degli argini dei fiumi è indispensabile ricorrere a personale specializzato che abbia a disposizione macchinari e benne adeguati di ottima qualità: una delle migliori aziende che propongono benne eccellenti per aziende di manutenzione, corpi forestali e altri enti è Tecnobenne, i cui prodotti si possono vedere qui: www.tecnobenne.com. Dopo un’attenta ispezione degli argini, in tutto il percorso, senza trascurarne nessuna parte, ci saranno sicuramente parti con intasamenti, alberi caduti, ramaglie, rovi, tronchi e massi.

Per la raccolta di residui slegati e facilmente estraibili si utilizzano di solito i polpi idraulici oppure le benne bivalve che si montano su escavatori, gru da camion, caricatori forestali o altre tipologie di mezzo. Per rimuovere invece massi, tronchi e altri rifiuti ingombranti restii allo snervamento possono tornare utili invece le pinze idrauliche per una trazione forte e mirata. Grazie a mezzi meccanici di questo tipo la manutenzione dei fiumi è agile e ben fatta, basta programmarla e assoldare chi dispone di questi mezzi.