Olio esausto: come smaltirlo e danni all’ambiente

-
11/02/2021

L’olio esausto rappresenta una vera e propria minaccia per l’ambiente: inquina le falde, il suolo, i bacini idrici e danneggia gli impianti di purificazione dell’acqua. Pertanto, non si deve assolutamente buttare l’olio esausto nel lavandino. Esistono modi migliori per smaltirlo; vediamo insieme quali sono.

fried-4292565-1920


Il consumo medio pro capite di oli vegetali in Italia è di 25 kg l’anno. Di questi, si stima un 20% di olio non utilizzato (che quindi corrisponderebbe a circa 280000 tonnellate!), e quindi esausto, principalmente costituito da resti di fritture. Come indicato dal codice CER200125, l’olio vegetale esausto non è nocivo per la salute, ma lo è per l’ambiente. Infatti risulta dannoso per gli ecosistemi se smaltito in maniera scorretta. Esistono dei metodi appositi per smaltire correttamente gli oli esausti, definiti in questo modo a causa delle trasformazioni chimiche che subiscono durante la cottura.

Guida al corretto smaltimento dell’olio esausto

L’olio vegetale residuo da fritture diventa rifiuto in quanto con la cottura subisce processi di ossidazione e assorbe le sostanze inquinanti prodotte dai cibi durante la cottura. Il termine “esausto” sta ad indicare proprio questo, insieme alla perdita delle caratteristiche organolettiche. I produttori industriali di oli esausti hanno l’obbligo di raccolta, recupero e riciclaggio di questi secondo il D.lgs. 3 aprile 2006 n°152.


Leggi anche: Pannelli fotovoltaici: tutto quello che c’è da sapere

Danni all’ambiente

chicken-4502792-1920

Lo smaltimento non corretto dell’olio esausto può produrre numerosi danni all’ambiente. Innanzitutto, l’olio non si mescola all’acqua: quando raggiunge i bacini idrici come laghi, fiumi e mari impedisce il passaggio dei raggi solari sotto la superficie dell’acqua, compromettendo la salute e la sopravvivenza di alcuni organismi acquatici. Basta 1kg di olio esausto a inquinare una superficie di 1000metri quadrati.

Stesso principio per quanto riguarda il suolo: l’olio crea una pellicola che impedisce gli scambi gassosi, soprattutto di ossigeno, e rende difficile alle piante assorbire i nutrienti dal terreno. Una volta raggiunte le falde acquifere, i danni sono ancora più ingenti. Infatti l’olio esausto rende imbevibile l’acqua recuperata da pozzi e fiumi, e determina il malfunzionamento degli impianti di depurazione e potabilizzazione delle acque. Di conseguenza, i costi di queste tecnologie salgono alle stelle.

Corretto smaltimento dell’olio esausto

Per il corretto smaltimento dell’olio esausto sono previsti punti di raccolta: per scoprire dove sono è sufficiente consultare il sito del proprio Comune. Oppure, si possono raccogliere e portare all’isola ecologica. Sebbene possa sembrare una seccatura, bisogna sapere che così facendo questa sostanza così inquinante può essere convertita in risorsa. Infatti, dall’olio esausto può essere prodotto biodiesel o altri materiali, come saponi e inchiostri. Basti pensare che con 100kg di olio esausto possono essere prodotti 65 kg di olio lubrificante e 20-25 grammi di biodiesel.