Pero: caratteristiche e coltivazione

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08/02/2021

Il pero è una pianta da frutto molto diffusa e longeva, appartenente alla famiglia delle Rosaceae. Così come il melo, rientra nella categoria di alberi da frutta denominata “pomacee”, in quanto il frutto che produce, la pera, è un pomo, e quindi è in realtà un falso frutto. Scopriamo come coltivare questa pianta e quali sono le sue caratteristiche.


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Il pero (Pyrus communis) appartiene alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Pomoideae, genere Pyrus. Questo genere comprende due categorie di specie, il gruppo occidentale e il gruppo orientale. Nella prima categoria rientrano la specie coltivata per ottenerne i frutti, la specie selvatica e altre forme spontanee usate soprattutto per ottenere portainnesti a causa del loro vigore. Nella seconda categoria rientrano il pero giapponese e anche le varietà nashi, originarie della Cina ma molto diffuse anche nelle nostre zone.

Pero: caratteristiche ed esigenze

Il pero è una specie spiccatamente acrotona; questo termine sta ad indicare uno sviluppo maggiore dei rami più alti rispetto a quelli più bassi, come abbiamo visto per il melo. E’ una specie nota per essere molto vigorosa, e se non potata può raggiungere anche i 15-18m di altezza. In maturità assume forma globulare. Le foglie sono alterne, ovali, glabre nella pagina inferiore. Il margine del lembo può essere integro o dentato. Produce gemme miste o a legno.


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Nel pero, come nel melo, le produzioni fruttifere sono lamburde, brindilli e rami misti; anche qui si riscontrano borse e zampe di pollo. Le infiorescenze sono costituite da 7-15 fiori, di cui il centrale fiorisce per ultimo; si parla in questo caso di fioritura centripeta. Il frutto è rappresentato dal pomo, che è un falso frutto perché a livello botanico rappresenta il ricettacolo; il vero frutto è il torsolo.

Esigenze pedo-climatiche del pero

Il pero teme le zone eccessivamente soleggiate e può resistere anche a temperature di -20°C. Da evitare è anche l’eccessiva ventilazione, che durante la fioritura può provocare problemi alle api, necessarie per l’impollinazione e quindi per la produzione dei frutti. Ha bisogno di temperature relativamente alte nelle ultime fasi di maturazione del frutto, per evitare che la polpa sia troppo dura e ricca di tannini. Fiorisce prima del melo (fine marzo-inizi aprile) perciò è più suscettibile alle gelate tardive.

L’adattamento al tipo di terreno dipende dal portinnesto: il cotogno, che è il più diffuso, tollera fino a un 5-6% di calcare. Questo portainnesto, avendo apparato radicale superficiale, si adatta a terreni poco profondi ed è sensibile alla siccità.