Polistirolo: quanto inquina realmente?

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19/01/2023

Il polistirolo, se abbandonato in modo scorretto, è altamente inquinante. Una sola cassetta di polistirolo, se finisce in mare, può produrre oltre un milione di microplastiche che poi entrano nelle catene alimentari dei pesci e quindi di riflesso anche dell’uomo. Andiamo a scoprire quanto realmente può inquinare questo materiale ad oggi molto utilizzato in diverse tipologie di industrie.

Polistirolo
L’utilizzo del polistirolo ancora oggi è presente nella vita quotidiana di tutti noi, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi e altre tipologie di packaging.

Polistirolo: dove si trova il problema?

Polistirolo
Il polistirolo che finisce in mare può produrre oltre un milione di microplastiche ovvero delle particelle di plastica più grande che, non essendo visibili, vengono ingerite da microorganismi che a loro volta sono mangiati da predatori sempre più grandi, fino ad arrivare ai pesci che consumiamo come alimento.

Ovviamente se si scarta l’apparato digerente del pesce, il problema viene limitato ma non nel caso in cui si mangia l’animale intero ad esempio molluschi (cozze, vongole, patelle, ostriche) o crostacei (granchi, aragoste, canocchie).

Il problema principale per l’ambiente è che il polistirolo non ha nessun tipo di biodegradabilità, e quindi è estremamente durevole.

Come risolvere l’inquinamento da polistirolo

Ambiente
Per risolvere questo problema, che interessa soprattutto l’uso che viene fatto del polistirolo in spiaggia (ovvero per contenere il pescato) dovrebbe essere sostituito con polimeri capaci di biodegradarsi spontaneamente in mare senza rilasciare nessuna sostanza tossica.

Ma purtroppo questo materiale non esiste; ci sono solo i PHA e tutte le altre bioplastiche chiamate “biodegradabili” che in realtà sono compostabili cioè biodegradabili solo in un impianto industriale di compostaggio, e non in mare.

Un’altra alternativa sono gli espansi a base di cellulosa ovvero fibre di legno, che vengono impregnate con delle resine e poi espanse, ma queste fibre, per avere queste caratteristiche (essere espandibili), devono essere modificate chimicamente con resine non bio e non biodegradabili.