Quanta acqua dal rubinetto consumiamo in Italia?

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12/03/2021

Noi italiani “vantiamo” il terzo posto al mondo come consumatori di acqua in bottiglia. Eppure un italiano su tre non rinuncia a bere la cosiddetta “acqua del sindaco”: una nuova direttiva europea sta per renderla ancora più sicura. Vediamo insieme un po’ di dati.

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Il 78% degli italiani beve acqua del rubinetto. Questo dato emerge da una ricerca portata avanti da Open Mind Research su un campione di 2000 individui. Negli ultimi 12 mesi il consumo di acqua del rubinetto (trattata o non) da parte degli italiani ha mostrato un aumento del 4% rispetto ai dati dell’anno precedente. Quali sono le motivazioni più diffuse?

Italiani e acqua del rubinetto

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Le motivazioni

Di questo 78% di popolazione, il 25% dichiara di bere acqua del rubinetto da sempre, e di farlo principalmente per comodità. Un altro 25% dichiara di farlo per motivazioni ambientali, legate soprattutto allo smaltimento delle bottiglie di plastica, che in questo modo può essere evitato. La maggior parte di questi consumatori di “acqua del sindaco” sono giovani.


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Tra le altre motivazioni, troviamo quella secondo cui i controlli sull’acqua della rete pubblica sarebbero più scrupolosi rispetto a quelli sulle acque in bottiglia (un altro 24%). Infine, altri motivi sono il fatto che sia comunque buona e meno costosa rispetto all’acqua acquistata al supermercato.

La qualità della nostra acqua

Secondo l’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche, l’Italia è al quinto posto in Europa per la qualità della sua acqua pubblica. In questa classifica ci troviamo infatti dopo Austria, Svezia, Irlanda e Ungheria. Questo perché l’85% circa della nostra acqua proviene dalla falda, e già questo la rende migliore di quella superficiale.

Inoltre, la nostra legge prevede delle limitazioni molto strette e dei controlli molto severi sulla qualità delle acque di rete. A gennaio 2021 è entrata in vigore una nuova direttiva sull’acqua potabile (EU 2020/2184) che rende ancora più restrittivi gli standard per alcuni inquinanti (ad esempio il piombo) e ne introduce di nuovi (come pfas e bisfenolo A).