Supercondensatori al tamarindo: perchè potrebbero migliorare le auto elettriche

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28/07/2022

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore (in collaborazione con alcuni colleghi indiani e norvegesi) ha messo in evidenza come attraverso il riutilizzo delle bucce non edibili di questo frutto tropicale si possano realizzare nanofogli di carbonio in grado di rendere più efficienti i supercondensatori nel rilascio dell’energia elettrica. Andiamo a scoprire di cosa si tratta.

Tamarindo

Per noi occidentali è considerato un frutto esotico, ma nei Paesi tropicali (e in particolare in Asia) è davvero comune trovarlo in tavola: stiamo parlando del tamarindo. Una volta aperto il baccello e mangiata la parte commestibile del frutto, i gusci non possono che essere buttati nella pattumiera e tutt’al più essere trasfomati in compost.

Tamarindo: la ricerca per riciclarlo nelle auto elettriche

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Un team di ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore, in collaborazione con l’Alagappa University di Karaikudi (in India) e la Western Norway University of Applied Sciences, hanno deciso di utilizzare un materiale di scarto come i gusci del tamarindo per arrivare allo sviluppo di nanofogli di carbonio e alla produzione di supercondesatori più efficienti.

I gusci di tamarindo sono stati sottoposti a lavaggio ed essiccati ad una temperatura di 100 ºC per circa sei ore.

Dopo di che sono stati ridotti in polvere in uno speciale forno a 700-900 ºC per due ore e mezzo, in assenza di ossigeno. In questo modo sono stati ottenuti dei fogli ultrasottili di carbonio da impiegare in supercondensatori utili, per esempio, a fornire rapidamente energia elettrica durante la fase di accelerazione nei sistemi di trazione elettrica.

Tamarindo: per quale motivo è così utile?

Tamarindo

Gli scienziati hanno infatti evidenziato che grazie alla struttura porosa e all’alto contenuto di carbonio presente nella polvere di gusci di tamarindo, è possibile rilasciare moderate quantità di energia elettrica in maniera più veloce rispetto alle tradizionali batterie.

Il processo di produzione dei nanofogli di carbonio è simile a quello più diffuso che prevede l’utilizzo di fibre di canapa, ma richiede meno energia e soprattutto offre un prodotto qualitativamente migliore e con un’elevata stabilità termica.

Il lavoro dei ricercatori non si ferma qui: ora l’obiettivo è quello ridurre il consumo di energia necessario per realizzare i nanofogli di carbonio, rendendoli meno impattanti per l’ambiente e più adatti a una produzione su larga scala.