Svolta green: la rivoluzione dell’enzima mangia plastica

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26/05/2022

L’inquinamento dei rifiuti plastici da sempre rappresenta un grande problema per gli ecosistemi e l’ambiente del Pianeta Terra. Grazie all’impiego di nuove tecnologie però, ad oggi disponiamo della possibilità di arginare e ridurre la presenza di plastica in tutto il mondo. Andiamo a scoprire l’ultima innovazione in campo di riciclo dei materiali: l’enzima PHL 7.

Riciclare, Plastica

Il nuovo enzima è stato capace di decomporre il PET al 90% e in sole 24 ore è stato capace di decomporre un intero cestino di plastica.

Enzima mangia-plastica: cosa è e come funziona?

Molecole,

La prima ricerca svolta su questa tipologia di enzima (PHL7) è stata svolta dagli studiosi dell’Università tedesca di Lipsia che sono stati in grado di isolare la proteina capace di degradare il PET in tempi velocissimi. Antecedentemente al PHL7 veniva utilizzato l’enzima LCC che non ha mai raggiunto i risultati ottenuti dall’ultimo arrivato. In particolare il nuovo enzima si è dimostrato efficiente e con prestazioni decisamente sopra la media.

L’enzima è stato inizialmente prelevato da un insieme di rifiuti che si trovava a Südfriedhof, un cimitero a Lipsia. Dopo la scoperta i ricercatori hanno ben pensato di unire in una soluzione acquosa, il PET e l’enzima mangia plastica, che ha portato a termine il suo compito fin dall’inizio. In particolare, nell’arco di 16 ore, l’enzima PHL7 è stato capace di decomporre il PET al 90% ed in 24 ore è riuscito a decomporre un intero cestino di plastica.

Enzima mangia-plastica : riciclaggio e risparmio energetico

Sostenibilità

Christian Sonnendecker, ricercatore dell’Università di Lipsia commenta: “Quindi il nostro enzima è il doppio più attivo del gold standard tra gli idrolasi per la rimozione del poliestere”.

Se volete sapere perchè l‘enzima mangia-plastica dispone di questa efficienza eccezzionale dobbiamo andare un pò più a fondo. Nello specificio, la risposta si trova in un singolo blocco della catena di amminoacidi che costituisce il PHL7, infatti al posto di un residuo di fenilalanina c’è la leucina sulla catena amminoacidica ed è proprio questo fattore che lo rende così funzionale.

Wolfgang Zimmerman, un altro ricercatore dell’Università conclude:

L’enzima scoperto a Lipsia può dare un importante contributo alla creazione di processi alternativi di riciclaggio della plastica a risparmio energetico. Il biocatalizzatore ora sviluppato a Lipsia ha dimostrato di essere altamente efficace nella rapida decomposizione degli imballaggi alimentari in PET usati ed è adatto all’uso in un processo di riciclaggio ecologico in cui è possibile produrre nuova plastica dai prodotti della decomposizione.

L’obbiettivo è quello di trovare un partner industriale in grado di produrre un impianto di riciclo biologico del PET grazie all’impiego dell’enzima PHL7. Riuscendo ad arrivare a questa situazione si potranno capire più nello specifico le prestazioni dell’enzima per utilizzarlo in futuro su larga scala e ridurre di gran lunga l’impatto ambientale dei rifiuti plastici.