Termovalorizzatore: cos’è e quali sono i rischi per la salute e per l’ambiente

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Termovalorizzatore

Il termovalorizzatore non è altro che una versione implementata del comune inceneritore di rifiuti: la differenza è che questo tipo di impianto è in grado di riutilizzare il calore sprigionato dalla combustione per produrre energia o per alimentare la rete del teleriscaldamento. Concepito in questi termini quindi, il termovalorizzatore sembrerebbe vantare aspetti positivi: i rifiuti non vengono solo bruciati per provvedere al loro smaltimento ma diventano utili perchè permettono di produrre energia.

In realtà però le cose sono un po’ più complicate di così: il dibattito sui termovalorizzatori è tutt’ora aperto e c’è chi addirittura sostiene che sia una risposta che va contro a quanto stabilito nel Protocollo di Kyoto. In effetti, il termovalorizzatore presenta un grande limite che non può essere trascurato: l’emissione di diossine nell’atmosfera, infatti, provoca gravi danni alla salute delle persone che vivono in prossimità di questi impianti. Ma non finisce qui: le diossine filtrano anche nel terreno, inquinando le falde acquifere ed il cibo che mangiamo tutti i giorni quindi nessuno può dirsi al sicuro da queste sostanze.

Termovalorizzatore e rischi per la salute

L’emissione di diossine nell’atmosfera è un problema che deve essere affrontato con una certa urgenza: non esiste infatti una soglia minima di sicurezza per queste sostanze, il che significa che possono essere nocive per la salute umana a qualsiasi livello di assimilazione. L’inquinamento provocato quindi da un termovalorizzatore deve essere preso seriamente in considerazione, perchè i rischi ai quali vanno incontro gli abitanti delle zone in cui sono presenti questi impianti sono davvero elevati. 

In Italia non sono pochi gli impianti di termovalorizzazione: sebbene l’inquinamento prodotto sia inferiore a quello di un comune inceneritore, bisogna però riscontrare che i pericoli non possono essere sottovalutati. Sebbene vi siano delle differenze da quantificare in base a diversi fattori individuali, una persona esposta alle diossine prodotte dalla combustione dei rifiuti vanno incontro a malattie molto serie come:

  • Tumori di vario tipo (sarcoma dei tesuti molli, linfoma di Hodgkin, tumore al polmone, tumore alla laringe, tumore al fegato);
  • Tumori infantili;
  • Malformazioni congenite;
  • Disturbi e malattie respiratorie;
  • Alterazioni del rapporto di mascolinità alla nascita.

Non stiamo parlando di un semplice raffreddore, ma di patologie che possono portare alla morte. Per questo motivo sono in molti ad essersi schierati contro questi impianti, primo tra tutti Legambiente, che ha precisato quanto in realtà la strada che stiamo percorrendo in Italia sia un’altra e vada nella direzione opposta ai termovalorizzatori!

Le alternative al termovalorizzatore

RiciclaggioCome sottolineato da Legambiente in più occasioni, le alternative a questi impianti esistono e in Italia siamo sulla buona strada anche se il processo è ancora lungo: la produzione di rifiuti solidi nel nostro Paese è in costante calo e già questo è un dato che dovrebbe far riflettere. Evidentemente le misure prese fino ad oggi come la raccolta differenziata obbligatoria hanno prodotto i loro risultati e le soluzioni tecnologiche per puntare maggiormente sul recupero e sul riciclo dei materiali esistono! Come sempre, però, bisogna fare appello anche al singolo: se ognuno di noi si impegnasse per effettuare una raccolta differenziata dei rifiuti in modo davvero oculato, probabilmente tra 50 anni il termovalorizzatore sarà superato e non ci saranno più i rischi legati a questi impianti!

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