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Dal COVID all’aviaria: le preoccupazioni degli scienziati sugli allevamenti di pellicce

Dal COVID all’aviaria: le preoccupazioni degli scienziati sugli allevamenti di pellicce
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Gli scienziati lanciano l’allarme su The Lancet: il rischio di nuove pandemie e focolai zoonotici impone all’Unione Europea il divieto assoluto degli allevamenti di animali da pelliccia.

Dal COVID all’aviaria: le preoccupazioni degli scienziati sugli allevamenti di pellicce
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La discussione attorno agli allevamenti di animali per la produzione di pellicce ha assunto una nuova e complessa dimensione negli ultimi anni. Non è più esclusivamente una questione etica legata alla tutela degli animali, ma una seria e pressante preoccupazione di salute pubblica globale. Un recente articolo scientifico pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, firmato da autorevoli esperti del settore epidemiologico e veterinario, ha messo in luce il gravissimo pericolo epidemico rappresentato da queste pratiche industriali. Il loro appello indirizzato direttamente all’Unione Europea è chiaro, inequivocabile e urgente: vietare completamente questi allevamenti su tutto il territorio comunitario per prevenire il diffondersi di malattie zoonotiche, infettive e potenzialmente devastanti per la popolazione umana.

Il rischio zoonotico secondo gli scienziati

Nel cuore del dibattito scientifico e politico si trova la crescente evidenza che gli allevamenti di pellicce rappresentino un pericolo trascurato ma altamente critico per la salute pubblica. Gli scienziati e gli epidemiologi sostengono con forza che queste strutture intensive creano un ambiente ideale per la mutazione, lo sviluppo e la trasmissione prolungata di malattie zoonotiche, ossia quelle patologie che possono compiere il salto di specie (spillover) dalla fauna agli esseri umani. Con l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fur Free Europe” sostenuta da oltre 1,5 milioni di firme ufficiali che attende una risposta formale dalla Commissione Europea, l’urgenza di un’azione legislativa decisiva diventa quanto mai impellente. L’unica via efficace, dicono gli esperti, è il divieto totale della produzione, poiché i semplici e limitati standard di benessere animale non saranno mai sufficienti a eliminare radicalmente il rischio biologico.

Virus e allevamenti: un connubio pericoloso

Gli allevamenti intensivi, nei quali sono costretti e stipati animali come visoni, volpi e cani procione in spazi ristretti e ad alta densità, offrono il terreno ideale per la replicazione e la rapida diffusione di virus mutanti. Numerosi esempi di drammatici focolai di SARS-CoV-2 e di influenza aviaria (H5N1) registrati negli allevamenti di Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Spagna testimoniano la gravità della minaccia e la frequenza delle reinfezioni. Questi contesti, infatti, permettono agli agenti patogeni di adattarsi rapidamente e potenzialmente evolvere in nuove varianti, minacciando direttamente la salute umana a livello globale. Come afferma con decisione la dottoressa Joanna Swabe di Humane World for Animals Europe: “L’allevamento di animali per la produzione di pelliccia è una minaccia insensata e del tutto prevenibile per la salute pubblica.”

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La sfida dell’UE: scegliere tra standard e divieto

L’attesa decisione dell’UE sull’iniziativa “Fur Free Europe” si è complicata ed è stata rinviata a causa di profonde divergenze interne tra i Paesi membri riguardo la scelta tra un divieto completo e definitivo oppure l’adozione di nuovi standard di benessere negli stabilimenti. Tuttavia, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha già chiarito scientificamente che il reale benessere di visoni, volpi e altre specie selvatiche non può essere sufficientemente garantito nelle condizioni attuali e strutturali degli allevamenti in gabbia. Nel contesto attuale di un’industria della pelliccia in costante declino economico, adottare un divieto totale rappresenterebbe non solo un atto di fondamentale compassione verso gli animali, ma una decisione pragmatica e strategica per la salute pubblica, riducendo drasticamente il pericolo di future pandemie. È giunto il momento per l’Europa di prendere una posizione chiara e definitiva, abbracciando pienamente l’approccio integrato “One Health” per garantire un futuro più sicuro, sano e sostenibile.