Uno studio dell’università di leida svela la sorprendente capacità dei felini di decodificare le emozioni e riconoscere i segnali di minaccia osservando semplici fotografie.

Uno studio rivoluzionario svela l’abilità dei gatti di captare le emozioni dei loro simili semplicemente da immagini statiche. Sorprendentemente, i gatti sono particolarmente sensibili alla rabbia percepita dalle immagini, rivelando un aspetto poco conosciuto del comportamento felino.
Schiena inarcata, pelo irto e coda gonfia: chiunque viva con un gatto riconosce i segni tangibili di un micio in preda all’agitazione. Ma che cosa accade quando un gatto osserva semplicemente la fotografia di un altro felino in questo stato di allerta? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i gatti non ignorano queste immagini. Un gruppo di ricercatori, guidati da Kiki Spoelstra dell’Università di Leida nei Paesi Bassi, ha scoperto che i gatti riescono a decodificare lo stato emotivo dei loro simili osservando fotografie, con una particolare attenzione verso segnali di minaccia.
L’esperimento: uno sguardo alle fotografie
In uno studio pionieristico, ventiquattro gatti domestici sono stati posti di fronte a fotografie a grandezza naturale di altri gatti, riproducendo varie posture corporee. I soggetti dell’esperimento comprendevano sia maschi che femmine, provenienti da diversi contesti domestici per evitare distorsioni di comportamento. Le immagini erano scelte per rappresentare quattro diverse pose: una con coda alta, suggerente amichevolezza; una con il gatto sdraiato, tipico di relax; una con la schiena inarcata, indicante minaccia; e infine una posizione difensiva.
Curiosamente, i gatti hanno dedicato significativamente più tempo all’osservazione delle fotografie che ritraevano una postura minacciosa rispetto a quella amichevole o rilassata. Questo riscontro sottolinea l’importanza delle capacità visive dei felini nel riconoscere e reagire a segnali di possibile pericolo, un’abilità fondamentale nel loro comportamento sociale.
Reazioni dei gatti alle immagini minacciose
Non si è trattato soltanto di osservare. I comportamenti rilevati dai ricercatori hanno mostrato che davanti alle immagini di altri gatti in posizione minacciosa, i soggetti hanno manifestato atteggiamenti di allerta quali il gonfiore del pelo, l’immobilità e movimenti nervosi della coda. Tali reazioni sono simili a quelle che si verificherebbero nella presenza fisica di un altro gatto in stato di agitazione.
Attraverso questo esperimento, si è potuto constatare come i gatti abbiano una sensibilità acuta nell’identificare potenziali minacce visive, utilizzando questa abilità per evitare situazioni di conflitto. La stessa ricerca evidenzia come anche la natura delle posture – siano esse attive o passive – influenzi la durata delle interazioni, sottolineando il ruolo complesso che le espressioni corporee giocano nella comunicazione felina.

Il ruolo dei suoni: un quadro indefinito
Oltre alla comunicazione visiva, i ricercatori hanno indagato anche sull’importanza dei segnali sonori, facendo ascoltare ai gatti differenti vocalizzazioni, tra cui fusa e minacciosi soffi. Tuttavia, in assenza di indizi visivi, i soli suoni hanno generato risposte meno distinte nei gatti, suggerendo che i felini preferiscono un contesto integrato tra segnali uditivi e visivi per interpretare le informazioni emotive.
Quindi, se un micio sente un soffio ma non può vedere da dove proviene, potrebbe rimanere perplesso e iniziare a cercare ulteriori indizi tramite l’olfatto o la vista. Questo esperimento, quindi, conferma che la comunicazione tra gatti è un processo multisensoriale, dove vista, udito e altre capacità percettive agiscono in concerto per fornire un quadro completo della situazione. In conclusione, sia che si tratti di un osso conteso che del posto preferito sul divano, i gatti sono in grado di evitare conflitti ‘leggendosi’ l’un l’altro in modi complessi e raffinati.
